Trekking TV1, Trekking 4 giorni in semiautosufficienza, (MAN -Vs- GOD)




Dati

Data: 24-25-26-27 Settembre
Regione e provincia: Veneto, Treviso & Belluno
Località di partenza: Borso del Grappa
Località di arrivo: Vittorio Veneto
Tempo di percorrenza: 4 giorni
Chilometri: 125 circa
Grado di difficoltà: EE
Segnaletica: NO COMMENT
Dislivello in salita: 7000
Quota massima: 1775
Traccia GPS: ...era meglio averla


L'Alta via delle Prealpi Trevigiane è una catena di sentieri che unisce il monte Grappa sino al Cansiglio e si conclude quindi a Vittorio Veneto, passando per il massicci montuosi del Cesen e Visentin.
Ogni trevigiano, anche in maniera inconscia, questo percorso lo conosce bene: basta osservare il profilo disegnato dai monti visibili a nord in ogni giornata limpida: la TV1 non è né più né meno che la traversata di quella linea, da sinistra a destra.

Voglio precisare da subito che questo mio post sarà ben poco utile a chi cerca indicazioni o suggerimenti sul come completare al meglio questo trekking. Questo perché non sono la persona più indicata per darli(da un certo punto di vista ho fallito) e sopratutto credo che ogni piccola impresa di questo genere abbia la sua storia, e a chi mai volesse intraprenderla, non posso far altro che augurare miglior fortuna di quanta ne sia capitata a me.
Si prenderà quindi questa lettura come una sorta di diario di viaggio, o un autocommiserante raccontino senza troppe pretese.

Preludio
I primi segnali negativi cominciano ancor prima d'aver infilato le scarpe: il giorno in cui avevo progettato la partenza mi risveglio al mattino con un immotivato e lacerante dolore al piede.
Non mi resta che rimandare, di giorno in giorno, sino ad attendere una condizione fisica che sembri consona alla galoppata che mi aspetta: dal sabato predestinato si arriva dunque a partire di martedì mattina. Il prospetto meteo è leggermente più negativo, ma nulla di grave all'apparenza.
Il percorso ufficiale made in Provincia di Treviso prevede, inspiegabilmente, una prima insulsa tappa di due ore per percorrere una manciata di chilometri in discesa su asfalto.
Inutile dire che ignorerò questa parte, partendo direttamente dal punto due.
La mia sfida sarà quindi la traversata in quota da Borso del Grappa a Vittorio Veneto.

Day 1
Il primo giorno mi aspetta da subito la salita più impegnativa, 1500 metri di dislivello per giungere a Cima Grappa. Tutto si risolve abbastanza facilmente, il dislivello è di quelli importanti ma la pendenza è dolce; sbucato dal sottobosco posso vedere il santuario costruito sulla sommità e avviarmi al rifugio poco più sotto per il pranzo.
Nel pomeriggio la TV1 si interseca con l'Alta Via degli Eroi, chiamata così poiché il sentiero costeggia una sorta di trincea naturale che fu teatro di battaglie nella prima guerra mondiale, e subito sotto scavati nella roccia numerosissimi sono i depositi, i cunicoli che s'inoltrano nella montagna, e altre testimonianze della massiccia presenza militare in questa zona.
La giornata è bellissima e la passeggiata spettacolare, indimenticabile il letto di nuvole che spazia a sud, una delle poche foto valide che avrò modo di fare.
Mi avvio alla discesa dal lato opposto e forzando un po' il passo riesco ad arrivare a un buon punto della discesa.
Il sole tramonta e sarà anche l'ultima volta che lo vedrò, ma questo ancora non lo potevo sapere.
Spunto sull'asfalto, è buio ormai ma su una strada «regolare» tutto sommato posso continuare a camminare anche di notte.
Ancora qualche ora e arrivo al paesino di Fener, meglio noto per l'omonimo ponte che attraversa il Piave, dove cerco una sistemazione alla bell'è meglio.
Sicché la mia prima notte di alta via me la faccio dormendo su una panchina, ma va benissimo così, ho bruciato due tappe in una, mi sono lasciato alle spalle la vetta più alta e il morale è alto.
Non durerà.

Day 2
Mi sveglio inevitabilmente prestissimo, qualche postumo per la tirata di ieri un po' troppo spaccona, ma tutto sotto controllo: c'è da attraversare il ponte e risalire, il prossimo massiccio da battere è il Cesen.
Noto subito una lieve differenza nell'atmosfera intorno... tipo una visibilità ridotta a 20 metri e un'umidità nell'aria che par di nuotare. Per ora non mi preoccupa e vado avanti fiducioso.
Comincia la risalita al Cesen e mi trovo davanti quasi subito a un emblematico vicolo cieco, con il sentiero che finisce nel nulla.
Torno quindi indietro a a cercare tracce ma non noto niente, di nuovo poi al vicolo cieco e tento qualche fuori pista sperando di incrociare una via battuta, senza successo.
Non so cosa fare, tutto questo è indicibilmente frustrante perché non sto compiendo una normale ecsursione giornaliera dove la scelta del percorso è relativamente ininfluente, fintanto che ci si ricorda la strada per tornare indietro: dovrei invece andare in una direzione precisa, ma il sentiero non c'è.
Pondero qualsiasi soluzione alla fine mi lancio in un deciso e caparbio fuoripista, nella direzione che mi pare più corretta. Supero un boschetto e arrivo a un altopiano erboso, dove sorprendo una volpe tranquilla a giocare nel prato.(è la prima volta che ne vedo una, bellissima, non me le immaginavo così grosse!)
Più in là c'è una casera e continuo quindi da quella parte, reincontro un sentiero e lo prendo. Non ho comunque la minima idea di dove sono e la visibilità è di nuovo scesa a livelli indecenti. Il Cesen è un labirinto di sentieri, sentierini più o meno segnati, strade bianche e private: perso una prima volta il bandolo della matassa, senza aver la minima possibilità di orientarsi a vista, non lo si recupera più.
Imprecazioni.
Allo sbando più totale ringrazio il fortunato incontro con un fungaiolo del posto, che mi assicura che in linea di massima sto procedendo nella direzione giusta.
Sbuco a Pianezze in tempo per il pranzo, con la certezza di aver vagato e accumulato un bel po' di km in più inutilmente.
Pazienza, ora il percorso è più semplice, seppur la nebbia montana complichi tutto oltremisura, arrivo a posa puner dove mi fermo qualche minuto. Spunta dal nulla un bellissimo cane che ha voglia di giocare, mi perdo un po' e mi distraggo con lui, senza rendermi conto che ho dimenticato il mio bastone poco più giù.
Un normalissimo bastone di valore economico zero, ma ci ero affezionato perché mi aveva accompagnato in molte scampagnate e sopratutto... sarà solo il primo dei tanti cimeli che seminerò lungo il percorso.
Arrivo dunque al bivacco Savoldelli, stupendo, merita una foto: ...macchina fotografica con batterie scariche.
No, non è possibile, le ho messe nuove prima di partire, riproviamo.
Segnale: batteria scarica.
Ok... niente foto, macchina fotografica morta.
Il bivacco è provvisto di un camino: è perfetto perché con l'umidità che c'è non ero riuscito sinora a far asciugare le magliette, sicché preparo l'occorrente per il fuocherello e v'accosto l'accendino.
Che non funziona.
perché non funzioni? Sei nuovo... ok, niente fuoco... resterò con le magliette umide.
Vado a dormire con la sensazione che qualcosa di fondo non vada, e per tutta la notte sognerò di imboccare sentieri sbagliati senza soluzione di continuità.

Day 3
Mi sveglio, metto il naso fuori e constato tristemente che la visibilità è scesa da 20 metri a 5.
Ok...
Si riparte, per fortuna il tragitto a seguire è piuttosto semplice e quindi nonostante tutto riesco a scendere verso l'ora di pranzo sino a Praderadego dove sarò il solitario cliente dell'unico ristorante del «paese».
Di nuovo su, stavolta tocca a Col de Moi e le vette minori sino a S.Boldo, una zona che conosco benissimo essendo la meta dei miei allenamenti domenicali, per cui anche non vedendo pressoché nulla sgambetto su e giù estrema con sicurezza, sentendomi come a casa mia.
Poi mi domando, d'improvviso: perché il mio coltellaccio full tang, non è nel posto dove solitamente tengo il mio coltellaccio full tang?
Perché l'ho perso.
Non so come, non so dove, ma l'ho lasciato per strada.
Ora, non so voi, ma perdere così inutilmente un pezzo da 60 euro fa incazzare.
Rabbia, poi mi calmo dandomi le giustificazioni più colorite...
E' tutto chiaro, lampante: gli Dei hanno preteso un sacrificio per dare il loro beneplacito al compimento del mio viaggio, hanno dunque voluto per loro la scintillante lama d'acciaio che portavo con me.
Ora il coltello non è più mio, ma in compenso il mio trekking sarà di certo un successone.
E' chiaro no?
Ok... mettiamola così.
Si va avanti, arrivo a S.Boldo, c'è ancora luce: parto all'attacco anche della salita successiva, è il monte Cimon. Voglio arrivare il più in alto possibile e accamparmi un attimo prima che faccia buio.
Arrivo in cima, finalmente è il momento del tarp: preparo il telo nella pessima maniera di cui sono capace, sistemo l'accampamento e dormo in sulla piana in vetta: sarà la notte più comoda e tranquilla in assoluto.

Day 4
Dormito bene, un poca di pioggia nella notte.
E'alba inoltrata ma causa nebbia non si vede nulla, oramai di questo non mi stupisco neanche tanto, sono invece piuttosto preoccupato per l'umidità: non ho più quasi niente di asciutto a parte le cose che avevo destinato alla notte.
Si riparte, dolce discesa sino a Pian delle Femene dove conto di fare rifornimento d'acqua, ma il rifugio è chiuso... fa nulla, si va avanti.
Finalmente il cellulare prende qualche tacca, ne approfitto per mandare due messaggi a chi dabbasso sapeva della mia partenza e assicurare che va tutto... «bene»?!.
La fase successiva comprende una serie di creste che portano sino a cima Col Visentin, potrebbe essere una scampagnata con panorama straordinario: il muro dolomitico in tutta la sua imponenza a sinistra, a destra la distesa della pianura sino alla laguna di Venezia, e poi il mare... solo che devo immaginarmi tutto quanto perché la realtà è che vedo a malapena dove sto mettendo i piedi.
Arrivo all'ultimo tratto di salita quando cerco il cellulare, voglio sapere che ora è.
Ma ...perché il cellulare non è nel posto del cellulare? perché non è neanche da nessun'altra parte?!
Non ci posso credere, ho perso anche quello.
Resto basito: intendiamoci, il cellulare non valeva più di 10 euro, ma con esso ho perso anche la scheda e tutti i numeri.
Moralmente è stata una botta devastante, mi rendo pure conto che non potrò nemmeno chiamare a fine trekking per farmi venire a prendere - come preventivato- ma dovrò pure arrangiarmi per tornare a casa in qualche modo.
Riprendo la salita col morale sottozero.
Dopo la conquista di cima Visentin tocca alla discesa, fisicamente devastante per altro.
Inutile ricordarlo, non si vede nulla e perdo il sentiero spesso, sono comunque abbastanza fortunato nel rirovarlo sempre poco più sotto.
Sceso infine a valle, al Fadalto la nebbia si dirada, manco a farlo apposta, quel tanto che basta a mostrarmi l'ostacolo successivo: l'ultimo, la salita sino al Cansiglio.
Resto attonito, visto da sotto sembra un muro, non mi aspettavo una pendenza del genere.
Lo guardo, guardo dentro di me e capisco di non avere proprio voglia.
Non è neanche questione di farcela o meno, ma molto più semplicemente di averne le scatole piene di questa TV1.
Mi faccio forza... è l'ultima salita e in due giorni la questione altavia sarà chiusa: il piano è di quelli diabolici: ho ancora un paio d'ore di luce, se corro come un dannato posso arrivare in cima, piantarci il tarp, farmi una dormita e il giorno successivo sarà poco più di una passeggiata in discesa sino a Vittorio Veneto.
Parto quindi all'attacco della salita.

Ma gli Dei non voglio farmi passare.
Tuoni.
Pioggia.
Fa nulla, oramai sono in uno stato di disperata rassegnazione, infilo il pocho e continuo a salire come se nulla fosse.
La salita tira parecchio, ma fisicamente sto bene, prego solo di trovare un sentiero chiaro e inequivocabile. Salgo come un missile. Tuoni, lampi e viene giù il diluvio, non mi frega nulla, l'acqua è bagnata sopravivverò, mi basta solo non avere dubbi sul dove andare... mi basta questo.
Continuo la mia rabbiosa corsa verso l'alto finché... puff...
Il sentiero sparisce.
Non ci posso credere: controllo bene, trovo una possibile continuazione, ma si vede che è meno curato e sopratutto è in discesa. Lo percorro un po': no, questo è un'altro e scende.
Torno su fra la pioggia scrosciante. Provo qualche fuoripista verso l'alto, sperando di trovare una traccia, niente. Ridiscendo, fino al punto cruciale e mi guardo intorno, cercando di capirci qualcosa, ma non trovo indizi.
Di nuovo bloccato.
Questo è veramente troppo.
Ragiono un attimo: fra un ora è buio, non so dove sto andando, sono sotto il diluvio, non ho un solo vestito asciutto nello zaino, non ho un cellulare, non ho più voglia di andare avanti.
Un sentito VAFFANCULO si alza al cielo, credo mi abbiano sentito sino a valle.
Bandiera bianca, mi giro e torno indietro.
Per la prima volta da quando sono partito sono sereno, ho preso la decisione giusta o almeno mi piace pensare sia così, è del tutto evidente che non fosse destino.

E la notte...
Quando giungo a valle, manco a dirlo, smette di piovere.
Non mi stupisco nemmeno.
Ragiono solo sul fatto che a Vittorio Veneto, la meta finale, se voglio prendere un treno e tornare a casa ci dovrò andare comunque. E quindi lo farò, questa stessa notte, dato a ben pensarci non ho granché di meglio da fare.
Sono 15 km di asfalto, nulla di trascendentale, ma ne avevo già un centinaio di montagna sulle gambe e arrivo alle porte del paese che sono un rottame.
Varco le porte della città e la VittorioBene è in pieno venerdì notte, serata chic, tutti infighettati e sorridenti col cocktail in mano...
In mezzo a loro un fantasma puzzolente e claudicante, scavato in volto, schiacciato sotto il peso del suo zaino da 50 lt, disceso dalle montagne tempestose vuole solo sapere dove minchia è la stazione dei treni.
V'arrivo infine, intorno a mezzanotte, sbatto per per terra lo zaino.
Ed è pace la pace dei sensi.







Le foto sono poche, riferite perolopiù solo alla prima giornata, per tutti i motivi di cui sopra




Le mucche


Gli asini...


...E la volpe! purtroppo la foto è mossa :(



Non piacciono le croci in vetta? che ne dite di un intero santuario in marmo?


Uno dei tanti anfratti che si inoltrano dentro il Grappa, lungo l'Alta via degli Eroi.



Il ricordo più bello della tv1 è lo spettacolare letto di nuvole all'orrizzonte sud il primo giorno.
Purtroppo la foto non rende minimamente l'idea.
 
Ultima modifica di un moderatore:
Complimenti Andrea ... ma la prossima volta 'na gitarella prima ar Divino amore !? ;)
Scherzi a parte , penso che tu abbia dato veramente il massimo.
 
Varco le porte della città e la VittorioBene è in pieno venerdì notte, serata chic, tutti infighettati e sorridenti col cocktail in mano...
In mezzo a loro un fantasma puzzolente e claudicante, scavato in volto, schiacciato sotto il peso del suo zaino da 50 lt, disceso dalle montagne tempestose vuole solo sapere dove minchia è la stazione dei treni.
Pur non conoscendoti di persona ti ammiro sia per queste parole (in cu*o i fighetti col cocktail!) che per la tenacia con cui hai cercato di raddrizzare la baracca.
Non era destino, e tali giornate capitano a tutti. Ma hai dimostrato di valere molto di piu' dei suddetti fighetti con la loro brodaglia :D
 
T

thecek

Guest
quando si mette la sfiga, non è più finita...
mi spiace per le tue disavventure, perdere oggetti per strada non è sicuramente piacevole, e soprattutto non lo è dover cambiare i propri programmi a causa di condizioni avverse che non dipendono da noi.
Però, del resto, al meteo non si comanda e almeno su questo fronte puoi metterti il cuore in pace.
Quello che a me fa rabbia, in queste situazioni, è proprio la mancanza di segnalazioni lungo i percorsi.
Io giro spesso per l'altopiano di asiago, posti a cui sono particolarmente legato per vari motivi. L'unica cosa che mi fa incazzxre ogni volta è proprio la scarsa cura dei sentieri e delle segnalazioni.
Cosa che se vai in montagne un po' più "firmate" non esiste.
Lungo il giro sul Tissi infatti, c'erano cartelli ogni 100 metri. Impossibile sbagliarsi anche senza cartina.
Nelle prealpi invece, oltre al fatto che di norma non c'è un sentiero unico, ma un dedalo infernale, c'è l'aggravante che questi sentieri non sono mai segnati.
Allora uno che li conosce se la cava, ma uno che gira anche con la cartina, fa fatica a orientarsi.
In particolare nelle condizioni che dici tu, ovvero quando uno deve per forza seguire un giro programmato a casa.
Io quando vado in mtb sull'altopiano mi ritrovo spesso a dover cambiare percorso. Nel mio caso, anche se le uscite sono di un giorno solo, dover modificare un giro al momento è parecchio rischioso.
In bici, per esempio, fare 10 km in discesa ci metto un attimo, farli in salita è da bestemmiare per più tempo. Se si sbaglia percorso, si fa presto a consumare tempo e energie utili per riportare la pellaccia a casa.
Allo stesso modo, seguire un percorso in mtb, implica che il percorso sia praticabile in bici. Altrimenti o rompi la bici, o ti rompi tu. Quando capita di dover modificare il proprio giro perchè quello che c'è scritto sulla carta non trova riscontro con la realtà (o peggio ancora quando sono i cartelli a dare indicazioni fuorvianti) mi ritrovo sempre a fare conti per capire come vanno le pendenze, esposizioni ecc...lungo la tratta modificata.
Una rottura di balle...
Tutto questo per dire cosa? Che alla fine, secondo la mia smisurata (ahahhah) esperienza e filosofia, andare in montagna è anche questo.
Alla fine ti devi confrontare con l'ambiente. Cartine, gps, cartelli, contano fino ad un certo punto. Alla fine ti capiterà sempre di non ritrovarti, di aver sbagliato, di trovare cartelli sbagliati, o di non trovarne affatto. Il gioco a questo punto, non è tanto fare il giro programmato, ma riuscire a confrontarsi con l'ambiente e uscirne quanto meno alla pari.
Anche se durante il giro (e nei giorni seguenti) vengono giù tutti i santi del calendario, non importa, perchè dopo quando nella mente si fa un po' di sereno, dico "porcavacca, ce l'ho fatta lo stesso. Sono stato doppiamente bravo perchè sono riuscito a fare (più o meno) quello che volevo, anche se ho trovato tutte le sfighe possibili immaginabili.
Nel tuo caso, questo vale ancora di più, visto l'impegno che l'uscita richiedeva.
Non credo sia da tutti partire in solitaria, con tutti i dubbi e le preoccupazioni del caso, sbattere la testa contro mille inconvenienti e tuttavia riuscire a continuare.
E' l'emblema della vita. A parte i pochi a cui la sorte ha riservato un'esistenza rosea e priva di asperità, per tutti gli altri si rende necessario combattere per conquistare qualsiasi cosa...lavoro, famiglia, ambizioni personali...montagne... ;)


Belle le foto comuqnue...
Oltre al santuario di marmo, cosa ne dici della foresta di antenne sul Cesen?

PS.
Io cambierei il titolo in MAN vs FOG.
 
Ciao Andrea e...bravo per la pazienza che hai cercato di mantenere!
Sì, a volte capitano quei 3-4 giorni sfigati, ma tutto fa brodo e consapevolezze, che serviranno magari per la prossima volta.
ciao
augusto
 
Tuoni, lampi e viene giù il diluvio, non mi frega nulla, l'acqua è bagnata sopravivverò, mi basta solo non avere dubbi sul dove andare... mi basta questo.
Ho letto tutto d'un fiato il racconto della tua avventura. Ti stimo e ammiro perchè quando si è soli, stanchi e col morale a terra è molto difficile prendere la decisione giusta e tu lo hai fatto rinunciando. Rinunciare è un atto di grande maturità e responsabilità e , troppo spesso, l'orgoglio vince sulla ragione cacciandoci in guai grossi.
Ho citato la tua frase sopra perchè anche io ho avuto, nel mio piccolo una disavventura simile sotto l'acqua tornando verso il campo base con la tenda. Avere il sentiero chiaro ti permette di concentrare ogni sforzo nell'andare avanti!

bravissimo.
 
Grande! Davvero complimenti per l'avventura! :si:
Per la prossima volta magari comprati o fatti regalare un gps (vedi però di non perderlo..:biggrin::biggrin:). Ora si avventerà qualcuno a dire che "non è avventuroso" oppure "è come barare", però quando in ballo c'è la sicurezza oppure la riuscita o meno di un percorso così ambizioso, allora fa la differenza tra un bellissimo ricordo e un fegato da buttar via...

Comunque posti meravigliosi, sono stato qualche anno fa sul Cesen partendo da Milies (bellissimo paese e un ottimo formaio), credeteci o meno ma dalla cima si vedeva Venezia (ho le foto!).

:)
 
Ti faccio davvero i miei migliori complimenti per l'esperienza che hai vissuto!!
Simpatico e scritto davvero bene il tuo racconto; si legge veramente con piacere!
Hai tenuto duro fino alla fine e sei stato veramente saggio a rinunciare quando la situazione ti stava sfuggendo di mano...
Purtroppo in situazioni come queste, volente o nolente, serve sempre l'aiuto del GPS, sapessi quante volte in Appennino ho vagato fuori sentiero (molti sentieri non sono segnati) oppure nella nebbia talmente fitta che si tagliava col coltello, grazie al GPS ovviamente e rigorosamente cartografico ne sono uscito fuori...
Complimenti ancora!!
 
T

thecek

Guest
Comunque posti meravigliosi, sono stato qualche anno fa sul Cesen partendo da Milies (bellissimo paese e un ottimo formaio), credeteci o meno ma dalla cima si vedeva Venezia (ho le foto!).
:)
conosco anch'io milies e il fornaio, per non parlare delle due trattorie (una di fronte all'altra) ;)
Sulla veduta di venezia dal cesen posso confermare.
Però ci vuole una bella giornata senza foschia..
 
Vi ringrazio ragazzi per la vostra solidarietà :biggrin:


Thececk mi dai l'opportunità di fare alcune precisazioni.

Allo stesso modo, seguire un percorso in mtb, implica che il percorso sia praticabile in bici.
A tal proposito il sito della provincia assicura che la tv1 è fattibile in mtbike.
Ora, io non sono un esperto, anzi, ma mi pare una baggianata incredibile. Se è vero che il 70% del percorso è costituito da sentieri facili o strade bianche, mi chiedo cosa dovrebbe fare il povero biker nel restante 30%. Caricarsi la bici in spalla nelle salite più dure? Lanciarsi giù dalle discese a precipizio verso morte certa?
Non capisco come si faccia a consigliare con tanta leggerezza di tentare una cosa del genere sulle ruote.

Allora uno che li conosce se la cava, ma uno che gira anche con la cartina, fa fatica a orientarsi.
In particolare nelle condizioni che dici tu, ovvero quando uno deve per forza seguire un giro programmato
E'questo il fatto.
Mi è capitato tante volte in passato di andare avanti col dubbio, o addirittura la certezza che non sapevo dove stavo andando, ma che m'importava? Imparavo un sentiero nuovo e amen.
Trovarsi bloccati verso l'obbiettivo invece è incredibilmente frustrante e demoralizzante. I fuoripista poi in quelle zone sono abbastanza pericolosi perché è tutto molto ripido.
Quando sono partito sapevo che il percorso era segnato male ma ho sempre pensato"in qualche maniera faccio lo stesso", ma alla fine non ne potevo più, è un modo stressante di andare avanti. Non scherzavo mica quando ha detto che alla seconda dormita i bivi me li sono sognati di notte eh :biggrin:

Oltre al santuario di marmo, cosa ne dici della foresta di antenne sul Cesen?
Pessime, ma mai quanto la cima di col visentin.

foto mia vecchia:



Sarò di parte, ma per quanto riguarda le prealpi trevigiane penso che il pezzo più bello da qualunque punto di vista sia quello da praderadego a s.boldo: niente antenne o costruzioni strane, niente mosche, niente vacche, visuale stupenda sia a nord che a sud, sentieri ben tenuti e piacevoli a farsi, ottimi bivacchi.

Io cambierei il titolo in MAN vs FOG.
Ahahah!




@Gerifalco
credeteci o meno ma dalla cima si vedeva Venezia (ho le foto!).
Non ho nessun dubbio, è capitato anche a me di riuscire a vederla un paio di volte il mese scorso, ci vuole un bel cielo terso.
Se vuoi postare le foto qui fai pure, fanno sempre parte di quel percorso ;)
 
Grande! Davvero complimenti per l'avventura! :si:
Per la prossima volta magari comprati o fatti regalare un gps (vedi però di non perderlo..:biggrin::biggrin:). Ora si avventerà qualcuno a dire che "non è avventuroso" oppure "è come barare", però quando in ballo c'è la sicurezza oppure la riuscita o meno di un percorso così ambizioso, allora fa la differenza tra un bellissimo ricordo e un fegato da buttar via...

Comunque posti meravigliosi, sono stato qualche anno fa sul Cesen partendo da Milies (bellissimo paese e un ottimo formaio), credeteci o meno ma dalla cima si vedeva Venezia (ho le foto!).

:)
OT
@Francesco:
Manco a farlo apposta abbiamo risposto insieme!!
Si vede che resoconti di avventure e situazioni come queste ci affascinano!
Certo che abbiamo una comune predisposizione nel cacciarci nei guai!!
Fine OT
 
:si: :si: :si:

..... i miei complimenti più sinceri per il viaggio ma in particolar modo per le varie "sfighe" :rofl: e quando c'è la "sfiga" non c'è nè per nessuno :p

Grazie ancora per la condivisione :), Gianluca
 
Sarà che anche a me quest' anno son capitate un paio di rinunce...ti capisco benissimo! Quando la sfiga, e non dite che non esiste, si mette contro di te, hai finito. Ormai ho imparato ad "annusarla", e quando la sento, torno a casa.
Perdere i sentieri con nebbia, pioggia o neve, come è capitato anche a me a giugno sopra Forni di Sopra, è un qualcosa di devastante a livello psicologico, in più su un trekking di più giorni con tutti quei metri di dislivello che avevi, la roba bagnata...forse avrei rinunciato prima io. Anzi dal momento che non trovavo più il cellulare giravo i tacchi.
Secondo me, abbiamo un pò tutti sta grande voglia dentro di andare in montagna, conquistare cime, goderci i panorami ed i silenzi, che molte volte non percepiamo il pericolo: anche a me è capitato, quel pensare dentro di se:"cavolo manca poco, dai la vetta è li!". E intanto venivano giu slavine, il cellulare non prendeva, ero stanchissimo. Qui al tavolo davanti al pc, ora penso che potevo tornare prima indietro, non serviva massacrarsi così, ma quando si è lì e dura rinunciare.
Per farla in breve: ti capisco benissimo, ma dobbiamo imparare a rinunciare, è molto più coraggioso che riscchiare incidenti.
 
Ringrazio tutti di nuovo per la solidarietà, mi risollevate un po' il morale :biggrin:

Secondo me, abbiamo un pò tutti sta grande voglia dentro di andare in montagna, conquistare cime, goderci i panorami ed i silenzi, che molte volte non percepiamo il pericolo: anche a me è capitato, quel pensare dentro di se:"cavolo manca poco, dai la vetta è li!". E intanto venivano giu slavine, il cellulare non prendeva, ero stanchissimo. Qui al tavolo davanti al pc, ora penso che potevo tornare prima indietro, non serviva massacrarsi così, ma quando si è lì e dura rinunciare.
Tutto vero...
So di essere molto testardo per cui non è stato facile abbandonare... però nel momento in cui l'ho deciso è stata una liberazione.
Ma un piccolo senso di incompiutezza lo lascia, questo è evidente.
Infatti un modo o nell'altro ho comunque cercato di riaggiustare la cosa, arrivando alla meta via asfalto tanto per trasformarla in una sconfitta parziale.
Di una cosa sono sicuro, non ci voglio più riprovare, è andata così, almeno ho una storia simpatica da raccontare!



Per il fatto del GPS che giustamente alcuni hanno nominato, io non ne ho mai fatto una questione di principio, non ce l'ho perché costa e ho speso molto in questo periodo.
Per come si erano messe la cose, se ce l'avessi avuto lo avrei comunque perso, quindi meglio così !! :biggrin:
 
T

thecek

Guest
A tal proposito il sito della provincia assicura che la tv1 è fattibile in mtbike.
Ora, io non sono un esperto, anzi, ma mi pare una baggianata incredibile. Se è vero che il 70% del percorso è costituito da sentieri facili o strade bianche, mi chiedo cosa dovrebbe fare il povero biker nel restante 30%. Caricarsi la bici in spalla nelle salite più dure? Lanciarsi giù dalle discese a precipizio verso morte certa?
Non capisco come si faccia a consigliare con tanta leggerezza di tentare una cosa del genere sulle ruote.
Io ho fatto il giro da milies al cesen in mtb...
sulla carta fattibilissimo, segnalatissimo, pedalabilissimo, accessibile a tutti..
beh, alcuni tratti sicuramente.
Partito da milies, ad un certo punto la strada bianca si fa stretta per diventare poi una piccola mulattiera dal fondo sconnesso.
Me la sono fatta con la bici in spalla.
Ho incontrato solo due super eroi che riuscivano a pedalare, seppure con evidenti difficoltà. sicuramente più allenati di me, avevano anche dei mezzi decisamente superiori.
Ora, la bici in spalla su qualche tratto ci sta. Uno se la mette via, si impreca più o meno violentemente a seconda dei casi e pace.
Però un conto è se il "portage" (come si dice in gergo) è programmato, un altro paio di maniche è se non è programmato. Scofanarsi la biga in spalla, o a spinta, anche per mezz'ora soltanto non è affatto piacevole.
Stessa cosa in discesa.
Sull'altopiano, in zona monte forno (lato est dell'ortigara) un tizio "esperto" mi ha consigliato di scendere per un certo sentiero, che lui l'aveva fatto l'anno precedente con la moglie.
Beh, per poco non mi smaciullavo. Lungo un tratto di discesa ripida su mulattiera, dopo una curva cieca il sentiero è divenuto poco più di una traccia composta da massi e gradoni. Fermarsi in quelle condizioni è più rischioso che non continuare a scendere.
Questo per dire, oltre a tutto quello che si è detto sopra, bisogna stare attenti anche ai consigli degli "esperti".
Ora di regola, non ascolto più nessuno.
Chiudendo l'OT, e ritornando al discorso di prima, l'inconveniente, il cambio di percorso, la perdita di tempo, ci stanno. Ma purchè siano previste. Allora uno lo sa da prima, lo mette in conto, e sa che sono fatti suoi.
Della serie, "non mi devo lamentare perchè me la sono andata a cercare".
 
Complimenti per aver tenuto botta nonostante lo stress della situazione!
Appoggio quello che è stato detto da altri riguardo l'ascoltare l'opinione degli "esperti". Come regole di massima io adotto le seguenti per i trek di più giorni su percorsi mai fatti prima:
  • Documentarmi come un dannato riguardo fattibilità dei percorsi, difficoltà, presenza di luoghi d'appoggio sul percorso, presenza di sorgenti (anche da persone diverse);
  • Calcolare le tempistiche mantenendomi a favore di sicurezza; nello specifico, calcolo il tempo totale del percorso e aggiungo 2/3 ore di tempo di sicurezza per ovviare al problema del perdere la traccia. Ad esempio, se so che parto a camminare alle 9 del mattino e ho un percorso che richiede 5h, faccio finta che ne duri 7/8 soste escluse; in questo modo so che sono coperto in caso di imprevisto e che, se tutto va bene, posso gestirmi bene il tempo per fare foto, riposare di più dopo il pranzo, ecc...
  • MAI DA SOLO! Il percorso di più giorni su percorso sconosciuto preferisco affrontarlo con un gruppo di almeno 3 persone.
  • Diffidare da opinioni non oggettive. Esempio: "il sentiero ad un certo punto non è segnato benissimo: si arriva ad una radura e si vede ripartire in mezzo agli alberi sulla destra. Cmq il percorso è intuitivo, lo si fa senza problemi" - la parte in GRASSETTO per me è un'informazione da scartare...(è intuitivo per chi? per chi l'ha già affrontato? per chi conosce la zona? per chi ha fatto quel sentiero per la prima volta accompagnato da qualcuno che invece conosceva il percorso e sapeva dove trovare l'attacco del sentiero?). Poi magari è veramente facile da trovare, però a priori non lo posso sapere, e in fase di programmazione dell'itinerario DEVO tener conto del possibile imprevisto.
Questo è il mio modo di affrontare questo tipo di trek. Magari sarò poco "avventuroso", ma a me hanno insegnato che la montagna va rispettata, e rispettarla significa anche non sottovalutarne difficoltà e pericoli.
 
Non ho nessun dubbio, è capitato anche a me di riuscire a vederla un paio di volte il mese scorso, ci vuole un bel cielo terso.
Se vuoi postare le foto qui fai pure, fanno sempre parte di quel percorso ;)

Infatti era fine novembre 2008, freddo cane e vento forte. La sera seguente ha fatto 20 cm di neve a Vicenza. Zoomando la foto originale si vedono addirittura le piattaforme petrolifere sull'Adriatico! Posizione unica per quella catena di montagne! :eek:
Metto qualche foto che sul forum ci sono i provincialotti che non credono a ste cose...:biggrin:


















@ Pierpaolo: eh, sì, con l'aggravante che ultimamente giriamo in pantaloncini e scarpe basse... guai doppi! :biggrin:
 
Belle!
Grazie per il contributo
E'spettacolare lì sopra anche di notte, con la distesa di luci sotto... la cosa assurda è che quest'anno sarò salito almeno 15/20 volte ma per un motivo o per l'altro non mi è mai riuscito di far una foto decente alla pianura!
 
Ciao @K0v3r !

avevo già letto il tuo resoconto qualche tempo fa, ma rileggerlo adesso dopo aver effettivamente fatto parte di questo giro ha un effetto completamente diverso: molti dei luoghi che racconti non più bisogno di immaginarli ma ce li ho invece davanti agli occhi (devo solo aggiungerci uno stratone di nebbia davanti.... ;) )

Alcuni giorni abbiamo fatto tratti non troppo diversi: il tuo secondo giorno (da Fener a Salvedella) non è diversissimo dal mio primo (anche se io son partito più in quota per poter così fare la cima del Cesen): entrambi tappa al Posa Puner, poi io ho dormito al bivacco appena dopo il Salvedella dove invece hai preferito dormire tu

Il tuo terzo, tra Praderadego e San Boldo, è quasi uguale al mio secondo: mi sa solo che quando hai scelto di dormire col tarp sul monte Cimone (dopo il passo di San Boldo), non sapevi che a 10 minuti avresti avuto il bel bivacco Col dei Gai, con caminetto, stufa e tanta legna...e bagnato com'eri non ti sarebbe di sicuro dispiaciuto! ;)

Sul quarto mi devo invece inchinare: arrivato cotto quel che basta a col Visentin già mi bastava il pensiero di dover poi proseguire fino al Nevegal, e non mi sarebbe mai neppure lontanamente passato per la testa l'idea di buttarmi giù verso il Fadalto....e poi risalire il ripidissimo versante opposto in direzione Cansiglio! :eek: Tanto di cappello...

In ogni caso congratulazioni, comunque ti sia poi andata a finire! ;)
 

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