Recensione Un mondo perduto W. Bonatti

Non sono un granchè come recensore, ma ho letto questo libro che personalmente ritengo bello e molto interessante e non avendo trovato nessuna discussione specifica sul sito ho pensato che una recensione potrebbe essere utile ad altri utenti per farlo conoscere.

Bonatti all’ età di 35 anni, decise di porre fine all' entusiasmante e strepitosa carriera alpinistica, ricca di imprese avvincenti ma alla quale non è mancato qualche momento triste e dal retrogusto amaro , come la vicenda K2, per collaborare con una rivista come corrispondente di viaggi avventurosi.
Dai reportage dei suoi viaggi nasce questo libro, il quale capitolo per capitolo cattura la fantasia del lettore, conducendolo in luoghi magnifici ed incantevoli.
Le mete dei suoi reportage, spesso coincidono con i luoghi d’ ambientazione dei libri d’ avventura che da ragazzo egli lesse e che stimolarono la sua fantasia e la sua immaginazione.
Quindi Il grande nord con l’ Alaska ed il Canada , il Klondike della corsa all’ oro ma poi anche Asia e tanta Africa.
L’ autore descrive i paesaggi, le atmosfere, i colori ed i profumi, ma soprattutto le sensazioni che questi luoghi sono in grado di regalare a chi mettendosi in discussione, decide di entrare veramente a contatto con la natura, gli animali e le loro “regole”.
Viaggio dopo viaggio, lo stesso Bonatti cambiò il proprio modo di rapportarsi con la natura, imparando le sue regole ed entrando con essa veramente in intimità.
A testimonianza di questa maturazione interiore, Egli che nei suoi primi viaggi, portò con sé un fucile per garantirsi la sopravvivenza , piano piano si rese conto che affinando il suo rapporto con gli animali e comprendendo i loro comportamenti ed istinti fece praticamente a meno del fucile, il quale piano piano “scivolò” nel fondo della sua canoa tra le cose meno utilizzate, e nei viaggi successivi ne fece definitivamente a meno.
Per accrescere questa sua comprensione della natura fù determinante il suo spirito di osservazione, la suà curiosità e soprattutto gli insegnamenti delle popolazioni indigene con le quali trascorse diverso tempo, riuscendo a cogliere i loro preziosi insegnamenti gli furono fondamentali per evitare spiacevoli incomprensioni con gli animali.
Leggendo il libro si scopre un Bonatti introspettivo, con un etica ed un idea di avventura fortemente radicate dentro di lui.
Egli infatti proprio come quando scalava le montagne ritenute impossibili con mezzi rudimentali, rifugge gli aiuti dati dai progressi e dalla tecnologia che a suo parere falserebbero non solo il valore delle imprese ma soprattutto il suo rapporto ed il suo amore per l’ Avventura vera, quella con la ”A” maiuscola.
Anche per questo motivo egli preferì fare i suoi viaggi prevalentemente in solitaria ed in autonomia senza aiuti esterni, per documentarli si affidò ad una semplice macchina fotografica e ad un taccuino per fissarne i pensieri.

E’ il primo libro di questo autore che leggo, mi è piaciuto molto e non posso che consigliarlo.

Buone lettura
 

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