Escursione Un poker di obiettivi attorno al Lago Vivo

#1
Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise
Dati
Data: 28 Settembre 2018
Regione e provincia: Abruzzo, L'Aquila
Località di partenza: Valico di Barrea (1141 m)
Località di arrivo: idem
Tempo di percorrenza: 6h 45'
Chilometri: 21.3 km
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: Necessario sapersi orientare in tratti fuori sentiero e in assenza di riferimenti.
Periodo consigliato: Sempre
Segnaletica: Buona all'interno dei sentieri ufficiali, scarsa o inesistente altrove.
Dislivello in salita: 1330 m
Quota massima: 2074 m
Accesso stradale: al km 66 della SS 87 Marsicana si trova l'accesso alla zona K del Parco; si parcheggia l'auto in una piazzola di sosta nei pressi.
Traccia GPS:
https://it.wikiloc.com/percorsi-esc...a-dello-schievo-dal-valico-di-barrea-29083598


Descrizione
Avevo da tempo in mente di fare questo lungo giro nel settore K del Parco, luogo ameno e solitario, territorio incontaminato e immerso nelle viscere della Riserva, racchiuso da splendide creste rocciose e lussureggianti crinali boscosi dove cervi e camosci vivono indisturbati.
Il progetto, che ha richiesto una lunga pianificazione e uno studio del materiale disponibile sul web, prevedeva ben 4 obiettivi.
Il primo di questi era il Lago Vivo, pozza formata da acque di scioglimento che si trova nel pianoro a quota 1600 m.
Questo si raggiunge percorrendo il sentiero K4 che risale la valle dell'Inferno (ambiente dal nome terrifico ma si tratta in realtà di un vallone bellissimo, ricco di faggi secolari e densamente popolato dalla fauna locale).
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Poco dopo aver oltrepassato l'icona della Madonna delle Grazie (1540 m), si esce dal bosco e si possono così ammirare in lontananza le sommità che racchiudono questo angolo di Appennino:
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Si prosegue per l'evidente sentiero K4 in direzione Ovest, fino ad arrivare all'affaccio sul lago Vivo:
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Il Lago Vivo in autunno è purtroppo asciutto, ma lo scenario è comunque magnifico.
Attorno al pianoro si estendono le rigogliose faggete da cui provengono sempre più intensi i bramiti dei cervi, mentre più su si stagliano le alte vette della lunga dorsale del M. Petroso.

Il sentiero lambisce il pianoro sul limite meridionale, mentre molteplici bovini al pascolo si rinfrescano nella melmosa sede del lago:
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Si giunge così alla copiosa fonte degli Uccelli, da cui si abbandona il sentiero ufficiale e si prende una traccia a dx che punta verso il secondo obiettivo della giornata:
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La traccia, segnata con flebili bolli rossi e qualche omino di pietre. resta comunque sempre intuitiva e, dopo aver attraversato macchie e valloncelli, conduce brevemente alla testata della valle Cupella, il cui affaccio desta stupore e meraviglia:
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Anzichè scendere nella valle, ci si mantiene sulla destra individuando la via più facile per risalire il crinale in direzione Nord Ovest.
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La progressione non è molto semplice, in quanto il fondo è sconnesso e la pendenza è alquanto pronunciata.

Dopo aver attraversato alcune scomode pietraie si esce in cresta e in breve si raggiunge la vetta a quota 2074 m:
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Lo scenario che si apre agli occhi è magnifico: grazie anche alla limpidezza della giornata e al cobalto del cielo, si resta affascinati dai panorami che si ammirano da questo punto di osservazione:

La dorsale del Petroso:
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Particolare di M. Capraro e Forca Resuni:
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La cresta appena salita:
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Uno sguardo verso Sud, i monti della Meta:
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Ed infine una zoomata alla valle Cupella e al terzo obiettivo della giornata:
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In breve scendo nella valle Cupella e, affiancato dalla lunga dorsale del Petroso:
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e accompagnato da tormentati salti rocciosi:
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percorro il pianoro immerso nel silenzio, individuando la via più comoda per guadagnare la sella sulla destra di questa immagine:
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La sella a quota 1900 m costituisce uno stupendo balcone sulla Valle Lunga e sul M. Tartaro:
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Si prende quindi la cresta in direzione Est per guadagnare la vetta del terzo obiettivo della giornata:
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La salita comporta anche un facile passaggio su roccette, mentre sul versante Nord si osservano profondi canali che precipitano direttamente nella valle Cupella:
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La sommità di questa cima di quota 1963 m senza nome su IGM consente di godere di panorami stupendi da un inconsueto punto di osservazione:

Da qui si osserva il pianoro del Lago Vivo con la valle dell'Inferno, attraversati poche ore prima:
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Panoramica verso Petroso e Iammiccio:
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Panoramica verso Sud:
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Sarei rimasto in vetta ore ed ore ... ma non ho potuto indugiare troppo perchè mi attendeva il quarto obiettivo della giornata.
Per raggiungerlo dovevo fare ancora molta strada, pertanto sono sceso velocemente, addentrandomi quasi subito nella faggeta e mi sono quindi ricollegato alla rete sentieristica ufficiale, intercettando il sentiero K5 e poi il sentiero K3.
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La comoda traccia passa all'interno di una faggeta in cui ci si imbatte in esemplari giganteschi e, secondo me, plurisecolari:
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Dopo alcune svolte, il sentiero entra nella val Porcile e, perdendo quota molto lentamente, conduce a Barrea mediante una lunga passeggiata all'interno dell'ombrosa faggeta, accompagnato dalle acque del Rio Torto che nasce qualche kilometro più avanti.
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E' alla quota di 1520 m circa che si abbandona il sentiero per raggiungere il quarto obiettivo della giornata: La grotta dello Schievo.
Ho visto sul web alcune immagini di questa cavità carsica molto ben nascosta, caratterizzata da una sorgente di acqua cristallina che esce direttamente da una fenditura della montagna. Per questo motivo, incuriosito da questa particolarità del Parco, ho studiato un percorso che potesse comprendere anche una visita a questo luogo remoto e poco conosciuto.
Per raggiungerla è stato necessario scendere nel fosso della val Porcile e traversarlo, inerpicandosi quindi nel versante opposto:
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Dopo qualche minuto di cammino disagevole su ripido pendio reso viscido dal fogliame, si giunge finalmente all'obiettivo:
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Purtroppo sono venuto nella stagione sbagliata: in autunno la sorgente è completamente asciutta e non ho potuto ammirare lo spettacolo che mi aspettavo!

Non nascondo la mia delusione per questo insuccesso, anche se i precedenti obiettivi della giornata sono andati tutti a segno. Certo, c'era da aspettarsi che in questo periodo l'acqua fosse assente, ma per me questa è stata una brutta sorpresa.
E così, preso da questo leggero senso di sconforto, riprendo il cammino di avvicinamento al punto di partenza.
Il ricongiungimento con il sentiero K3 avviene poco dopo aver superato le sorgenti del Rio Torto, il resto del percorso è una lunga passeggiata defaticante verso il valico di Barrea, dove chiudo l'anello dopo oltre 21 km di cammino.
La delusione passa presto: in fondo oggi è stata una gran bella giornata, ho camminato in ambienti meravigliosi, avvistato cervi e camosci, ammirato panorami a perdita d'occhio, e il lungo anello che avevo in mente è stato chiuso; poco importa se la sorgente della grotta dello Schievo era asciutta, anzi questo è un valido motivo per tornare da queste parti.
Seduto a Barrea in un locale con vista lago, mentre mi gusto il mio panino accompagnato da una fresca e meritata birra, già sto pianificando un'uscita primaverile in quest'area del Parco, mettendo in cantiere anche questo nuovo progetto. E' bello sognare con queste montagne che ti guardano.
Si, questa è stata proprio la giornata perfetta!
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#9
grazie per la condivisione, venendo da Roma si finisce sempre per le mete classiche eppure nel parco c'è "tanta roba" come dimostra questa tuo bellissimo giro!
Hai ragione, il Parco è uno scrigno di tesori spesso nascosti e sconosciuti. Peccato che per arrivare sul versante Est mi ci sono volute 3h di macchina ... ma questo fa ovviamente parte del gioco.
 
#10
Stupenda interpretazione per un territorio fantastico, uno dei pochi che per solitudine e scenari ti fa sentire di nuovo veramente parte della natura.
Anche io feci l'errore di andarci in autunno alla Grotta dello Schievo.
Certo questa vetta di quota 2074...
Ho preferito tacere quel toponimo, ma non avevo dubbi sul fatto che tu lo riconoscessi. Ricordo peraltro il modo appassionante con cui tu raggiungesti quella vetta qualche anno fa, con quel giro epico ed epocale.
Credo che, immersi in ambienti di tale bellezza, non si voglia mai riprendere la via del ritorno. Con il mio percorso lungamente studiato ho provato a cogliere quanti più elementi di interesse in quell'area per me così remota.
 
#11
Meraviglioso territorio che ha qualcosa in più rispetto a tutte le altre montagne. A marzo del 2016 raggiunsi anch'io quel 2074... facendo un giro più breve ma appagante.
Peccato per la Grotta dello Schievo, ma potrebbe essere uno stimolo per tornarci, lo stesso che ho anch'io perchè non l'ho ancora visitata.
 
#12
Grazie, @fabri64.
Dovrò consultare il tuo blog per vedermi questi ambienti (e questa vetta innominata) in veste bianca, che presumo siano strepitosi.
La Grotta dello Schievo sarà la ciliegina della prossima incursione primaverile in quel territorio.
 
#14
Dati
Data: 28 Settembre 2018
Regione e provincia: Abruzzo, L'Aquila
Località di partenza: Valico di Barrea (1141 m)
Località di arrivo: idem
Tempo di percorrenza: 6h 45'
Chilometri: 21.3 km
Grado di difficoltà: EE
Descrizione delle difficoltà: Necessario sapersi orientare in tratti fuori sentiero e in assenza di riferimenti.
Periodo consigliato: Sempre
Segnaletica: Buona all'interno dei sentieri ufficiali, scarsa o inesistente altrove.
Dislivello in salita: 1330 m
Quota massima: 2074 m
Accesso stradale: al km 66 della SS 87 Marsicana si trova l'accesso alla zona K del Parco; si parcheggia l'auto in una piazzola di sosta nei pressi.
Traccia GPS:
https://it.wikiloc.com/percorsi-esc...a-dello-schievo-dal-valico-di-barrea-29083598


Descrizione
Avevo da tempo in mente di fare questo lungo giro nel settore K del Parco, luogo ameno e solitario, territorio incontaminato e immerso nelle viscere della Riserva, racchiuso da splendide creste rocciose e lussureggianti crinali boscosi dove cervi e camosci vivono indisturbati.
Il progetto, che ha richiesto una lunga pianificazione e uno studio del materiale disponibile sul web, prevedeva ben 4 obiettivi.
Il primo di questi era il Lago Vivo, pozza formata da acque di scioglimento che si trova nel pianoro a quota 1600 m.
Questo si raggiunge percorrendo il sentiero K4 che risale la valle dell'Inferno (ambiente dal nome terrifico ma si tratta in realtà di un vallone bellissimo, ricco di faggi secolari e densamente popolato dalla fauna locale).
Vedi l'allegato 178767
Vedi l'allegato 178766
Vedi l'allegato 178764
Vedi l'allegato 178765

Poco dopo aver oltrepassato l'icona della Madonna delle Grazie (1540 m), si esce dal bosco e si possono così ammirare in lontananza le sommità che racchiudono questo angolo di Appennino:
Vedi l'allegato 178768

Si prosegue per l'evidente sentiero K4 in direzione Ovest, fino ad arrivare all'affaccio sul lago Vivo:
Vedi l'allegato 178769

Il Lago Vivo in autunno è purtroppo asciutto, ma lo scenario è comunque magnifico.
Attorno al pianoro si estendono le rigogliose faggete da cui provengono sempre più intensi i bramiti dei cervi, mentre più su si stagliano le alte vette della lunga dorsale del M. Petroso.

Il sentiero lambisce il pianoro sul limite meridionale, mentre molteplici bovini al pascolo si rinfrescano nella melmosa sede del lago:
Vedi l'allegato 178772

Si giunge così alla copiosa fonte degli Uccelli, da cui si abbandona il sentiero ufficiale e si prende una traccia a dx che punta verso il secondo obiettivo della giornata:
Vedi l'allegato 178773

La traccia, segnata con flebili bolli rossi e qualche omino di pietre. resta comunque sempre intuitiva e, dopo aver attraversato macchie e valloncelli, conduce brevemente alla testata della valle Cupella, il cui affaccio desta stupore e meraviglia:
Vedi l'allegato 178774

Anzichè scendere nella valle, ci si mantiene sulla destra individuando la via più facile per risalire il crinale in direzione Nord Ovest.
Vedi l'allegato 178782

La progressione non è molto semplice, in quanto il fondo è sconnesso e la pendenza è alquanto pronunciata.

Dopo aver attraversato alcune scomode pietraie si esce in cresta e in breve si raggiunge la vetta a quota 2074 m:
Vedi l'allegato 178775

Lo scenario che si apre agli occhi è magnifico: grazie anche alla limpidezza della giornata e al cobalto del cielo, si resta affascinati dai panorami che si ammirano da questo punto di osservazione:

La dorsale del Petroso:
Vedi l'allegato 178776

Particolare di M. Capraro e Forca Resuni:
Vedi l'allegato 178777

La cresta appena salita:
Vedi l'allegato 178778

Uno sguardo verso Sud, i monti della Meta:
Vedi l'allegato 178780

Ed infine una zoomata alla valle Cupella e al terzo obiettivo della giornata:
Vedi l'allegato 178781

In breve scendo nella valle Cupella e, affiancato dalla lunga dorsale del Petroso:
Vedi l'allegato 178784
e accompagnato da tormentati salti rocciosi:
Vedi l'allegato 178783
percorro il pianoro immerso nel silenzio, individuando la via più comoda per guadagnare la sella sulla destra di questa immagine:
Vedi l'allegato 178785

La sella a quota 1900 m costituisce uno stupendo balcone sulla Valle Lunga e sul M. Tartaro:
Vedi l'allegato 178789


Si prende quindi la cresta in direzione Est per guadagnare la vetta del terzo obiettivo della giornata:
Vedi l'allegato 178790

La salita comporta anche un facile passaggio su roccette, mentre sul versante Nord si osservano profondi canali che precipitano direttamente nella valle Cupella:
Vedi l'allegato 178791

La sommità di questa cima di quota 1963 m senza nome su IGM consente di godere di panorami stupendi da un inconsueto punto di osservazione:

Da qui si osserva il pianoro del Lago Vivo con la valle dell'Inferno, attraversati poche ore prima:
Vedi l'allegato 178792

Panoramica verso Petroso e Iammiccio:
Vedi l'allegato 178794

Panoramica verso Sud:
Vedi l'allegato 178793

Sarei rimasto in vetta ore ed ore ... ma non ho potuto indugiare troppo perchè mi attendeva il quarto obiettivo della giornata.
Per raggiungerlo dovevo fare ancora molta strada, pertanto sono sceso velocemente, addentrandomi quasi subito nella faggeta e mi sono quindi ricollegato alla rete sentieristica ufficiale, intercettando il sentiero K5 e poi il sentiero K3.
Vedi l'allegato 178795

La comoda traccia passa all'interno di una faggeta in cui ci si imbatte in esemplari giganteschi e, secondo me, plurisecolari:
Vedi l'allegato 178796

Dopo alcune svolte, il sentiero entra nella val Porcile e, perdendo quota molto lentamente, conduce a Barrea mediante una lunga passeggiata all'interno dell'ombrosa faggeta, accompagnato dalle acque del Rio Torto che nasce qualche kilometro più avanti.
Vedi l'allegato 178797
E' alla quota di 1520 m circa che si abbandona il sentiero per raggiungere il quarto obiettivo della giornata: La grotta dello Schievo.
Ho visto sul web alcune immagini di questa cavità carsica molto ben nascosta, caratterizzata da una sorgente di acqua cristallina che esce direttamente da una fenditura della montagna. Per questo motivo, incuriosito da questa particolarità del Parco, ho studiato un percorso che potesse comprendere anche una visita a questo luogo remoto e poco conosciuto.
Per raggiungerla è stato necessario scendere nel fosso della val Porcile e traversarlo, inerpicandosi quindi nel versante opposto:
Vedi l'allegato 178798

Dopo qualche minuto di cammino disagevole su ripido pendio reso viscido dal fogliame, si giunge finalmente all'obiettivo:
Vedi l'allegato 178799

Purtroppo sono venuto nella stagione sbagliata: in autunno la sorgente è completamente asciutta e non ho potuto ammirare lo spettacolo che mi aspettavo!

Non nascondo la mia delusione per questo insuccesso, anche se i precedenti obiettivi della giornata sono andati tutti a segno. Certo, c'era da aspettarsi che in questo periodo l'acqua fosse assente, ma per me questa è stata una brutta sorpresa.
E così, preso da questo leggero senso di sconforto, riprendo il cammino di avvicinamento al punto di partenza.
Il ricongiungimento con il sentiero K3 avviene poco dopo aver superato le sorgenti del Rio Torto, il resto del percorso è una lunga passeggiata defaticante verso il valico di Barrea, dove chiudo l'anello dopo oltre 21 km di cammino.
La delusione passa presto: in fondo oggi è stata una gran bella giornata, ho camminato in ambienti meravigliosi, avvistato cervi e camosci, ammirato panorami a perdita d'occhio, e il lungo anello che avevo in mente è stato chiuso; poco importa se la sorgente della grotta dello Schievo era asciutta, anzi questo è un valido motivo per tornare da queste parti.
Seduto a Barrea in un locale con vista lago, mentre mi gusto il mio panino accompagnato da una fresca e meritata birra, già sto pianificando un'uscita primaverile in quest'area del Parco, mettendo in cantiere anche questo nuovo progetto. E' bello sognare con queste montagne che ti guardano.
Si, questa è stata proprio la giornata perfetta!
Vedi l'allegato 178800
E che dire! Semplicemente posso dire che hai fatto sognare anche me.Grazie,ti saluto con l'appuntamento alla prossima primavera :si:, ciao :).
 
#19
Lago asciutto ma bel giro.
Fatto lo scorso weekend. Grotta dello Schievo saltata grazie alla dritta di @Ulysses e quindi tirato fino alla camosciara e rifugio Resuni.
Splendidi luoghi e splendidi panorami.
Camosci, cervi (bramiti), grifoni e molte traccie, fatte e rigurgiti di lupo.
Posto qui le mie foto se ad @Ulysses non spiace.
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Camosci appenninici (foto sottocampionate per problemi di dimensione file)
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Lago Vivo tristemente asciutto
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Terrazza prima di rifugio Resuni.
Purtroppo non riesco a caricare le foto dal rifugio in piena risoluzione perché il "file è troppo grande" e quindi allego versioni sottocampionate. Peccato perché meritavano.
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Vista da Rifugio Resuni con i colori dell'autunno
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