Uno psicologo nei lager

Buonasera ragazzi, mi è appena passata sotto al naso una recensione veloce di questo libro.

Copio da Wikipedia

Uno psicologo nei lager (titolo orig. Ein Psychologe erlebt das Konzentrationslager, ossia Uno psicologo sperimenta il campo di concentramento) è un libro dello psichiatra e neurologo austriaco Viktor Frankl (1905-1997), di origini ebraiche, pubblicato nel 1946. Egli vi descrive le proprie esperienze di prigioniero nei campi di concentramento tedeschi, a Theresienstadt, Turckheim, nei sottocampi di Kaufering III e VI e Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale, dal suo arresto nel settembre 1942 all'aprile 1945. Al titolo dell'edizione tedesca venne anteposta la citazione … trotzdem Ja zum Leben sagen, ossia "dico ancora sì alla vita", tratta dal ritornello dell'inno del campo "Il canto di Buchenwald", composta da Fritz Löhner-Beda, anch'egli prigioniero del lager.

La prima edizione, pubblicata anonima, non ebbe successo; l'edizione in lingua inglese, apparsa nel 1959, decretò il successo del testo, dichiarato più volte "libro dell'anno" dalle Università americane e indicato dalla Library of Congress come uno dei 10 libri più influenti d'America. Il titolo dell'edizione tedesca, tuttora usato, divenne Trotzdem Ja zum Leben sagen. Ein Psychologe erlebt das Konzentrationslager (Dire di sì alla vita, nonostante tutto. Uno psicologo nei lager). Alla morte di Frankl, il libro era tradotto in 42 lingue e aveva venduto 10 milioni di copie.[1].

Scritto di getto, in nove giorni a Vienna, poco dopo la liberazione e il ritorno di Frankl, Uno psicologo nei lager è un libro da cui trapela il dramma di un ebreo che è anche austriaco, che ha fatto propria quella cultura di lingua tedesca che lo sostiene – proprio mentre i tedeschi si accaniscono contro di lui – attraverso le riflessioni sulla sofferenza, la morte e la temporalità di Rilke, Nietzsche e Max Scheler.

Concepito dopo aver appreso che in altri campi di concentramento erano morti i genitori, il fratello e la moglie, Uno psicologo nei lager si differenzia dai tanti racconti di sopravvissuti ai campi di sterminio[2] perché riferisce l'esperienza di un medico che si riscopre uomo e credente. Attraverso uno stile narrativo scorrevole e coinvolgente, esso mostra come l'uomo possa vivere pienamente anche nelle condizioni più disumane, anzi proprio attraverso di esse.

Così a naso mi sa che devo assolutamente leggerlo, qualcuno lo conosce?
 
L'ho letto molte volte. E' un libro con una prospettiva unica.
Però lui era uno psichiatra, e non uno psicologo.
Ah ok.
Chiedevo informazioni perché mi ha colpito la presentazione, in sostanza dice che nel lager dove sembra tutto perduto chi è riuscito a sopravvivere ha tenuto duro pensando a chi lo aspettava una volta finito tutto. Questo ovviamente vale per chi era stato messo ai lavori e non per chi era stato mandato direttamente a morire..

Sai dirmi altro? Lo consigli? Mi interessa molto il punto di vista di chi ha vissuto da dentro queste tragedie immani. È tipo un diario?
 
Ohimé sono fermo a "Se questo è un uomo" che credo sia l'equivalente italiano, salvo il fatto che Primo Levi era ingegnere ed a mio avviso poco incline alla riflessione puramente letteraria, mentre le riflessioni sulla condizione umana dei prigionieri possono essere spiazzanti quanto meno quando si riferisce di una sorta di assuefazione a quelle condizioni disperate da parte dei prigionieri più resilienti e sulle differenze tra prigionieri provenienti da varie nazioni, con quelli provenienti dalle regioni più povere più abituati a lavori manuali e quindi con maggiori chanches di sopravvivenza in quanto più utili ai loro carcerieri-
 
Ohimé sono fermo a "Se questo è un uomo" che credo sia l'equivalente italiano, salvo il fatto che Primo Levi era ingegnere ed a mio avviso poco incline alla riflessione puramente letteraria, mentre le riflessioni sulla condizione umana dei prigionieri possono essere spiazzanti quanto meno quando si riferisce di una sorta di assuefazione a quelle condizioni disperate da parte dei prigionieri più resilienti e sulle differenze tra prigionieri provenienti da varie nazioni, con quelli provenienti dalle regioni più povere più abituati a lavori manuali e quindi con maggiori chanches di sopravvivenza in quanto più utili ai loro carcerieri-
Evidentemente la recensione mi ha fuorviato
 
mi ha fuorviato
Ma no, il mio intervento è "off topic" ho pensato che poteva essere utile parlare del libro di Primo Levi sulla stessa tematica mi scuso se in qualche modo ho fuorviato chi mi legge.

Segnalo che di "Uno psicologo tra i lager" esistono dei reading commentati su youtube (che non ho ascoltato, non ancora almeno!) tra questi uno di oltre 4 ore, diviso in 4 video cfr youtube

>Lettura e commento di passi tratti da "Uno psicologo nei lager"<
 
Ma no, il mio intervento è "off topic" ho pensato che poteva essere utile parlare del libro di Primo Levi sulla stessa tematica mi scuso se in qualche modo ho fuorviato chi mi legge.

Segnalo che di "Uno psicologo tra i lager" esistono dei reading commentati su youtube (che non ho ascoltato, non ancora almeno!) tra questi uno di oltre 4 ore, diviso in 4 video cfr youtube

>Lettura e commento di passi tratti da "Uno psicologo nei lager"<
Grazie ho capito
Va bè faccio come al solito, lo leggo e poi se non mi piace lo metto lì e non lo rileggo più.
 
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