utilita' effettiva

non voglio essere str**zo, ma lo saro' :D

battute a parte, faro' un paio di domande ciniche, il perche' lo spieghero' dopo.

seriamente: qua in italia, escluso casi di guerra e/o situazioni criminali o pseudomilitari, esiste una persona che si sia salvato grazie ad un kit di sopravvivenza? o che lo abbia comunque utilizzato, anche solo per provarlo o per divertimento, trovando che effettivamente funzionasse?
 
Non lo so con certezza, ma dubito. D'altra parte le casistiche di persone disperse in montagna per più giorni in Italia sono piuttosto basse (e per fortuna!) visto che abbiamo uno dei soccorsi alpini più efficienti del mondo (tanto che lo chiamano per le missioni internazionali e per mettere in piedi quelli degli altri paesi).

Butto un po' di benzina sul fuoco. In realtà io so, sempre dal soccorso, che un problema serio è dato dal fatto che molti sportivi escono con lo zaino fatto male: magari hanno oggetti poco funzionali (chessò, il multiuso per regolare gli sci d'alpinismo) e non una scorta alimentare adeguata o una copertura funzionale ad affrontare un brusco calo delle temperature o un eventuale bivacco notturno.
Nel mio piccolo mi sono accorta che le persone raramente escono con il frontalino o una torcia nello zaino. Per me non manca mai: se ci si attarda, soprattutto in questo periodo, può veramente fare la differenza.
 
Cibo confesso che no. Ma ho un ottima tolleranza alla fame.

Anch'io fino a qualche anno fa uscivo spesso senza cibo. Poi un giorno, in mtb, ebbi una crisi ipoglicemica non grave (probabilmente anche con un misto di stanchezza), ma che mi impedì di proseguire normalmente. Non avevo la forza per pedalare in salita e le gambe non reggevano la discesa, che era un po' tecnica. Dovetti, con un bel po' di fatica, pedalare fino alla strada e scendere piano piano, per poi fiondarmi nel primo bar aperto.
Da lì ho capito perché questo tipo di crisi sono alla base della maggior parte delle chiamate evitabili al soccorso alpino: se ti capita una crisi del genere, anche una cresta di I o II grado diventa infattibile. Se si prosegue nello sforzo, la crisi può degenerare. In questi casi il riposo senza un reintegro serve a poco e a ripresa può essere lunga.
Insomma, considerando che è un problema che si evita con 100 g di biscotti...
 
Sembra scritta ad hoc per me :biggrin: io mi sono salvato con un kit. Bloccato nei boschi in montagna di sera: invece di poter rientrare sono dovuto rimanere sul posto per un attacco di mal di testa a grappolo (o almeno così mi ha detto chiamarsi) di un mio socio sedato con un antiinfiammatorio abbastanza forte (presente nel kit) e per un attacco di panico (di un altro mio socio in un'altra avventura).
In entrambi i casi ho dovuto improvvisare un fuoco col firesteel e coltellino (presenti nel kit). In un caso avevo un equipaggiamento più ampio e ci siamo permessi il lusso di un bivvy e una copertina oltre al lusso del kit. Nell'altro riflettori costruiti con una seghetta (nel kit) e un tettuccio legato con spago da pesca (nel kit). Inoltre senza torcia (nel kit) non saremmo rientrati a casa. Ovviamente i cellulari non prendevano nella zona dove ci trovavamo.:cry:
Posso capire che chi organizza uscite di gruppo in tratte frequentate o comunque in gite magari più sportive e meno avventurose un kit possa sembrare futile, figuriamoci salva-vita. Vi assicuro che per me (forse per il livello di wildezza a cui mi piace organizzare quelle pochissime gite l'anno oppure per la poca prevedibilità di pericoli in ambienti molto poco civilizzati o semplicemente per sfortuna mia) il kit diventa un salva la vita in alcuni casi e la semplifica ogni giorno. Per essere kit di sopravvivenza, come speso ho scritto, deve venire sempre con te, anche in bagno.:rofl:
E per chiamarsi kit di sopravvivenza deve essere delle dimensioni approssimate di un pacchetto di sigarette, centimetro più, centimetro meno. Se è più grande si chiama "equipaggiamento" e non più kit.
Nella mia esperienza, pensare che senza quei pochi grammi avrei potuto rimetterci tranquillamente il pacchetto, mi ha spinto verso la disciplina del surviving e mi spinge a non separarmi mai dal mio kit.
D'altronde tutto è personale, che ognuno ha il suo personalissimo kit , qui ho solo detto la mia opinione!
:si::si:
 
Ultima modifica:
Io di uscite ne faccio almeno due alla settimana e la maggior parte delle volte vado in zone piuttosto isolate e selvagge, inserendoci sempre dei fuori sentiero più o meno lunghi. Ho fatto degli interi trekking esplorativi. Nonostante questo non mi è capitato molte volte di dover trascorrere una notte fuori senza averlo previsto. Qualche volta mi sono attardata: in quel caso mi è stato più utile conoscere l'esatta ubicazione dei bivacchi, piuttosto che quello che avevo nello zaino (ergo, anche la cartina è uno strumento fondamentale).

Per quanto riguarda il tuo kit @Chihuahua : io ho più o meno le stesse cose nell'equipaggiamento. Se stai tornando, con il buio, in un canalone pieno di sfasciumi ti serve una torcia vera da almeno 300 lumen, non quella del kit. Se devi copriti, meglio un piumino che il telo del kit (poi lo porto lo stesso, nel pronto soccorso). Del firesteel non so che farmene: ho visto che è di moda da un paio d'anni. Se devo accendere il fuoco, mi porto un accendino o i fiammiferi. Cibo e acqua sono essenziali e non stanno nel kit.
Insomma, quello che hai fatto tu si può fare tranquilamente con un equipaggiamento adeguato e leggero.
Con un altrettanto adeguato fisico, si può anche trasportare a valle il compagno (io l'ho già fatto, e non con un peso piuma... ma il giorno dopo ero a pezzi).
 
ho l'impressione che questo sia un argomento attira oziosi :)
a parte il raro caso di Chihuahua, quello generalmente chiamato kit di sopravvivenza lo si porta dietro per il "non si sa mai" ispirandosi a libri, documentari o serie viste in tv genere dual-survival.
in pratica alla fine quello che viene fuori dal mio kit è il firesteel (sempre-sempre) ed un cerotto (ogni tanto).
tutto il resto è giochiamo a robinson crusoe.
 
Mi sono creato un personalissimo kit con oggetti che forse non si immaginano per un utilizzo di sopravvivenza. Comunque nei grandi giri ecco a cosa non rinuncio:
-borsellino primo soccorso acquistato completo di forbicine, garze varie, fasciature di diverse dimensioni, cerotti, pinzetta; ho integrato con pomata al cortisone, aspirina, coperte termiche, tutori elastici, antidolorifici
-corda di 10 metri circa
-2 Torce a led non a batteria ma a dinamo di dimensioni non eccessive ma sifficientemente potenti
-seghetto a serramanico con lama di 20 cm+coltello
-GPS cartografico
-calzini di ricambio e cappello sempre presenti
-barrette energetiche, integratori e vivande varie
 
Io ritengo che il kit di sopravvivenza sia in linea al pensiero espresso da Fantozzi nel film "La corazzata potemkin".
In Italia è sufficiente prepararsi bene lo zaino, come diceva @Anfisbena, mettendoci dentro quelle quattro cosette in più che in linea di principio non servono (frontale, coperta termica, mezzo litro di acqua e cibo extra) ed il resto, se sei uscito preparato adeguatamente per la tua escursione, è tutta fuffa.
 
io del kit ho avuto modo di utilizzare negli anni:
  • la coperta isotermica (ad integrazione del sacco a pelo)
  • il foglio di alluminio (per fare un riflettore per il fornello - situazione molto ventosa)
  • la lenza (per recuperare la chiave di una macchina di un amico finita in un tombino)
  • la corda (per riparare gli scarponi della mia signora)
  • il piccolo cyalume (esercitazione militare)
  • il nastro Americano (come antisfregamento con i bastoncini da trekking durante un viaggio all'estero)
Tutte questioni comunque non fondamentali per la sopravvivenza.
Viceversa, il kit medico una volta mi e' stato indispensabile per salvare una vita
 
L’avete detto voi che si può str**zeggiare un po’, giusto?

A mio parere, oltre a un discorso (giustissimo) di diffusi oziosi modaioli presissimi da Grylls/dual survivor/rambo, quando si parla di sopravvivenza c’è un generale problema di ottica. La sopravvivenza è emergenza. Punto. Non preventivata, improvvisata, sbrigativa arte di non rimetterci la pelle con metodi a volte drastici e semplicistici ma efficaci.

Lo sappiamo tutti che il coltellone va meglio del coltellino di cui è meglio il seghetto di cui è meglio la scure di cui è meglio la motosega di cui è meglio il sacchetto di legna già tagliata comprata in consorzio di cui è meglio starsene a casa e leggersi un buon libro. Dichiarerei finita la stagione dell’aria fritta, per favore. E’ ovvio che se io preventivo una gita con una sosta mi porto attrezzatura adeguata. Ci son quelli che senza tre torce da 500 lumen, il fornelletto, la tenda, le mappe, i sacchi a pelo polari e cibo e acqua per tre giorni non escono di casa. Se io dovessi portarmi il materiale adatto a tutte le emergenze con cui mi son trovato ad avere a che fare dovrei uscire con uno zaino da 40kg e due trolley, solo per una passeggiata domenicale.

Io non critico gli altri quando mi parlano delle loro esperienze e non penso di sapere com’è composto e qual è lo spirito di un buon kit da arrampicata, trekking su neve, campeggio o kayak. L’errore comune è dire “siccome io me ne intendo di XYZ disciplina, significa che nel kit di sopravvivenza servono assolutamente le cose che io ritengo utili, altrimenti il kit non serve a nulla”.

Non mi porterò la lampadina frontale da 200 lumen sempre con me. Ci sarà una volta che la lascerò a casa pensando non serva. Track, fregato. Se nel mio kit non metto una lampadina minuscola da 60 lumen con 72h di autonomia, io sono al buio. Sarà meglio avere 60 lumen del buio no?

Inoltre qui non passa il concetto che il kit di sopravvivenza è monouso, solo per le emergenze. Va sigillato. Appena lo usi lo ricompatti e risigilli. Useresti un estintore per spegnere un fiammifero? Ecco il kit è come l’estintore: si usa nelle emergenze, deve sempre esserci al punto di dimenticarti di averlo ma appena si rende necessario è lì, sempre affidabile e controllato. Sempre. Così come deve sempre essere funzionante. Non mi raccontate che avete l’accendino bic lanciarazzi che con un colpo innesca un incendio perché è ingombrante, non lo porterò sempre. E i vari fiammiferi e accendini si rompono, si inumidiscono, finiscono e non sai quando. Il firesteel è oggettivamente il più scomodo e laborioso ma affidabile.

Infine, avete mai provato a caricarvi a spalle uno con un’attacco di panico? O gli dai una bella botta in testa, o gli assesti un cartone sulla mandibola e lo fai svenire oppure lui non collabora. E vi assicuro che portarlo per mano di sera nei boschi fitti per 3-4 km con 450-500m di dislivello (non mulattiere pulite e sicure) non è la scelta che fareste. Oppure sì, ma io ero confidente nel mio metodo e l’ho valutata la scelta più sicura.

Poi, vi invito a farvi un corso di sopravvivenza o comunque a informarvi seriamente e approfonditamente in materia e dopo, solo dopo, farmi un resoconto sulle pecche del metodo. Perché da quello che leggo in giro, anche qui seppur più di rado, c’è molta, moltissima disinformazione su questa disciplina, disinformazione che ha forti basi su Grylls/dual survivor/Rambo, specialmente quando leggo le “critiche” o quello che si pensa sia un “kit”.

“Ehi, non ho mai fatto un incidente grave, a cosa servono le cinture di sicurezza? A cosa serve il cric quando a casa ho un muletto sollevatore? Perché portarsi dietro la ruota di scorta quando principalmente non mi allontano mai da un centro abitato?” ecco cosa sembrano certi pensieri dal mio punto di vista.

Poi ognuno tara ciò che gli serve in base a quello che fa. Io non voglio e non dovrei giudicare meno avventurose le gite di altri in base alle mie e questa forse è la mia pecca. Ma vi assicuro che, se fosse stati nei miei panni il kit non lo lascereste nemmeno per dormire all’hilton.

- Stro**zeggiante mode off –

Mi fa piacere confrontarmi con qualcuno che di vera esperienza ne ha vissuta, anche se a volte ho toni leggibili aggressivi. Ho basato alcuni dei miei test sul campo dai dibattiti che ho letto in questo forum e, se a volte assumo posizioni estreme, è anche per incentivare la curiosità e lo sforzo nel cambiare punto di vista in chi legge. Rispetto le vostre posizioni e mi auguro che non abbiate mai bisogno di attrezzature di emergenza.
 
Non sono d'accordo nel sottovalutare questa tematica. E se malauguratamente ci trovassimo in seria difficoltà!!! forse il rammarico di non avere un coltello piuttosto che una corda potrebbe mandarci in bestia. Essere prudenti in un ambiente che si presenta ostile per l'uomo non è stupido e in caso di difficoltà il dettaglio potrebbe fare la differenza. Probabilmente parlare di kit di sopravvivenza è esagerato, ma equipaggiarsi per essere pronti ad un imprevisto non mi pare sia una cattiva cosa.
 
@Chihuahua mi dispiace ma io non sono d'accordo!
Solo a titolo di esemplificativo, ma allo scopo di rendere il mio pensiero più chiaro ti dico che se io vado in un bosco per trascorrere una notte fuori io ho già qualcosa per accendere il fuoco e questo qualcosa non è nel "kit emergenza" perché avendolo preventivato avrò già con me tutto quello che mi serve a riguardo. Stesso discorse se vado da qualche parte per dormire fuori avrò già con me tutto il necessario per dormire fuori a quelle latitudini/altezze.
Il kit per me interviene la dove io non sono preparato, quindi se io faccio una passeggiata in un bosco nel pomeriggio in caso di problemi avere una frontale, dell'acqua ed una coperta termica fa la differenza.
 
@-manuel- non ti devi dispiacere, se andassimo tutti d'accordo sai che noia?
In realtà, dal tuo punto di vista, siamo estremamente d'accordo. Se io preventivo una notte all'aperto mi porto tutto il necessario per la mia sicurezza e un minimo di confort.
Come hai detto tu
vado in un bosco per trascorrere una notte fuori
lo scopo è preciso.
Quello che non riesco evidentemente a esprimere è la necessità di un backup plan quando questo scopo non era preventivato ma diventa una necessità dettata da un'emergenza. Nei casi che ho riportato della mia esperienza, non avevo intenzione di passare la notte fuori (dovevamo andare e tornare in qualche ora) e quindi non avevo portato il materiale necessario. Ognuno di voi non si sarà portato tenda e sacco a pelo se pensava di passare la notte di nuovo a casa, giusto?
Ecco che subentra il kit di sopravvivenza.
E, a meno che tra noi ci sia un medium o un cartomante, le emergenze non sono mai preventivate. In più è prassi comune non portarsi mai dietro più di quanto sia sensato fare. Spesso sottostimando i pericoli. Io dico che con un kit così poco ingombrante da essere sempre con me sono in grado di fronteggiare (almeno l'obiettivo è questo quindi sto imparando a farlo al meglio) tutte le situazioni che la normale previsione non mi ha fatto preparare con adeguato equipaggiamento.
Come con l'estintore, nessuno vuole un incendio in casa, si fa ogni cosa per evitarlo pur tuttavia capitano. Col senno di poi siamo in grado di capire le cause dell'incendio e riprogetteremo tutta la casa in sicurezza aumentata, ma intanto l'incendio c'è stato e senza l'estintore può finire molto peggio che invece con.
Quindi, ripeto ancora, si tratta di emergenze (il tizio che sviene e pesa più di te, inciampare su un sasso e lussarsi qualcosa la sera, perdere l'orientamento, attacco di labirintite improvviso, tempesta improvvisa, trovare un escursionista senza sensi, cellulari che non prendono scarichi o rotti, sottostimare i pericoli, aver preso la zaino sbagliato,...) tutte cose che ho visto o sentito direttamente capitare. Emergenze non preventivate.
 
Ma qualcuno di voi ha mai utilizzato la coperta di emergenza?
Quella alluminata sottile.

Sicurente protegge dal vento, ma trattiene il calore o è come non averla?
 
secondo me il kit serve quando non si portano quelle quattro cose che dovrebbero sempre essere nello zaino in tutte le uscite: una lampada, un coltello, coperta termica e accendino.
a cui vanno aggiunti medicinali se uno sa di soffrire di determinate malattie.
il resto a mio parere non capisco a cosa possa servire.
 
Anch'io fino a qualche anno fa uscivo spesso senza cibo. Poi un giorno, in mtb, ebbi una crisi ipoglicemica non grave (probabilmente anche con un misto di stanchezza), ma che mi impedì di proseguire normalmente. Non avevo la forza per pedalare in salita e le gambe non reggevano la discesa, che era un po' tecnica. Dovetti, con un bel po' di fatica, pedalare fino alla strada e scendere piano piano, per poi fiondarmi nel primo bar aperto.
Da lì ho capito perché questo tipo di crisi sono alla base della maggior parte delle chiamate evitabili al soccorso alpino: se ti capita una crisi del genere, anche una cresta di I o II grado diventa infattibile. Se si prosegue nello sforzo, la crisi può degenerare. In questi casi il riposo senza un reintegro serve a poco e a ripresa può essere lunga.
Insomma, considerando che è un problema che si evita con 100 g di biscotti...
Beh non intendo che vado senza cibo. Solo spesso ho solo l emergenza (polvere maltodestrine) quando esco x 1gg e conto sul rifugio. Quando mi è capitato di trovarlo chiuso ho sempre proseguito bene (è una mia caratteristica). Però non mi è mai capitato di doverci fare la notte, sarebbe stato un problema, specie senza fuoco.
 
Dico la mia molto sommessamente, non ho intenzioni bellicose e nemmeno cerchiobottiste. Esprimo solo la mia opinione anche in base alla mia limitata esperienza...

Io non ho un kit di emergenza, non perché non credo sia utile, ma semplicemente perché ragiono su "cosa mi potrebbe servire" in caso di difficoltà poco prevedibili.

Perché anche da questa discussione, al di là delle singole posizioni, quello che è emerso in comune è che una buona pianificazione già permette di mettersi ben al riparo da molte situazioni scomode, l'imprevisto però è imprevedibile per definizione ed allora io ho qualche elemento sempre nello zaino che credo potrebbe servirmi in diverse situazioni. Premetto che dipende anche molto dal tipo di escursioni che devo fare, zona (battuta o meno) sentiero, fuori sentiero, bosco, valle o qualche tratto alpinistico (facile, so fare poco) perché per esempio in questo periodo penso sia più salvavita portarmi i ramponi in certe escursioni che non i cerotti per le vesciche :lol:

Ma detto questo, ciò che non manca mai nel mio zaino è: torcia frontale, coperta isotermica, cibo molto calorico (frutta secca+disidratata), un coltellino, qualcosa di impermeabile da usare anche a mo di poncho (spesso anche solo un paio di bustoni di quelli neri della spazzatura) qualche garza disinfettante.

Non mi è mai successo di rischiare la vita o trovarmi in difficoltà eccessive in montagna (in mare si, e salvare qualcuno in mare non è uno scherzo anche se sai nuotare molto bene) penso anche io che l'Italia non sia geograficamente e per Natura, troppo complessa ma credo che in generale una buona dose di accortezza sia sempre auspicabile e che almeno la coperta isotermica sia piuttosto utile in diverse occasioni, anche da racconti che mi hanno fatto amici che per lavoro portano persone in montagna.

La virtù è nel mezzo...? Non è per dare ragione a tutti e non inimicarmi nessuno, ma penso sia così.. Magari non si rischia la vita qui da noi, ma anche una brutta disavventura non è da augurare a nessuno.. quindi un minimo di dotazioni, perché no? Poi ognuno faccia le sue.. Se vi dico che io non potrei uscire senza la seconda batteria della mia reflex, quindi sta insieme alla coperta isotermica come importanza, sono da insultare, vero...? :lol:

:si:
 
@Chihuahua tranquillo, non è un problema non essere d'accordo; concordo che l'arricchimento avvenga proprio quando non si è d'accordo.

Tornando al topic io dico che, in Italia, qualsiasi imprevisto più o meno spiacevole può essere risolto senza un "kit di sopravvivenza" a patto però di aver adottato delle giuste e corrette precauzioni. Ritengo quindi cosa buona e giusta non viaggiare mai senza acqua, senza una coperta termica e con una frontale.

@Gianluca84 Ho un carissimo amico che per problemi di "ritardi" in discesa ha dormito (in estate e con altre persone) a qualche km più in alto del rifugio in cui avevano prenotato la notte. Se la sono cavata prendendo un po' di freddo e con la coperta termica che, sia lui e gli altri del gruppo, tenevano nel caschetto tra la calotta ed il casco vero e proprio. Avevano anche le frontali, ma in montagna al buio hanno ben (secondo me) ritenuto molto meglio fermarsi piuttosto che farsi male senza vedere/capire bene quello che si faceva. Come ha iniziato ad albeggiare sono rientrati al rifugio senza ulteriori problemi.
 
Alto Basso