Escursione Vado di Ferruccio

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Vado di Ferruccio
Quota
2.245 m
Data 14 luglio 2018
Sentiero segnato
Dislivello 689 m
Distanza 9,28 km
Tempo totale 6 h
Tempo di marcia 5,05 h
Cartografia Il Lupo Gran Sasso d’Italia
Descrizione Dalla località i Caldai di Campo Imperatore (1.673 m) per la Miniera di Lignite (1.764 m, +20 min.), il Vado di Ferruccio (2.245 m, +2,10 h), il canalino attrezzato con catena (2.163 m, +10 min.) e le coste sotto il canalino (+15 min.). Ritorno per la stessa via (+2,10 h) Avvistato branco di camosci sotto il Monte Camicia.
https://www.montinvisibili.it/Vado-di-Ferruccio
 

Allegati

I valichi passano spesso inosservati durante le escursioni. Sono solo dei passaggi, parte di sentiero che porta alla vetta, la vera meta. Come giustamente scrivi, al contrario, un tempo erano le arterie degli scambi e dei commerci o addirittura testimoni di esodi di intere popolazioni. Ho letto da poco cho oyu di messner che racconta la storia degli sherpa e del loro esodo attraverso il passo nangpa la.
 
Confesso di far parte di quanti hanno attraversato il Vado di Ferruccio in tutta fretta (anche recentemente), perchè la meta della gita era lontana e c'era ancora molto da camminare.
Eppure anche io a volte mi soffermo a considerare i valichi come punti di unione tra due mondi separati dal confine naturale della montagna, provando ad immaginare le antiche genti con il loro carico di mercanzie che arrancavano sul sentiero per valicare l'altro ambiente.

Grazie per questo report che, oltre a farmi scoprire una via attrezzata a me sconosciuta, consente di fare una profonda riflessione sull'importanza delle selle, importanza che, con l'avvento delle moderne vie di comunicazione, è stata messa in secondo piano.

PS: ho scoperto da pochi giorni che questo luogo ha anche il toponimo di ''Sella di Monte Camicia'', come indicato nella tua foto 012.
 
Ormai dopo aver esaurito tutte le vette del nostro Appennino ed esserci ripassato più volte, vedo che ora ti dedichi ai valichi.
L'importante è avere sempre un buon motivo per camminare, qualunque questo sia.
Complimenti come sempre e grazie per la condivisione.
 
Confesso di far parte di quanti hanno attraversato il Vado di Ferruccio in tutta fretta (anche recentemente), perchè la meta della gita era lontana e c'era ancora molto da camminare.
Eppure anche io a volte mi soffermo a considerare i valichi come punti di unione tra due mondi separati dal confine naturale della montagna, provando ad immaginare le antiche genti con il loro carico di mercanzie che arrancavano sul sentiero per valicare l'altro ambiente.

Grazie per questo report che, oltre a farmi scoprire una via attrezzata a me sconosciuta, consente di fare una profonda riflessione sull'importanza delle selle, importanza che, con l'avvento delle moderne vie di comunicazione, è stata messa in secondo piano.

PS: ho scoperto da pochi giorni che questo luogo ha anche il toponimo di ''Sella di Monte Camicia'', come indicato nella tua foto 012.
Sì, anche io sono rimasto stupito dal nuovo cartello.
Quel tratto di catena pendente è (almeno per me) indispensabile per superare quel canalino le cui foto non rendono giustizia alla pendenza. E apre un mondo remoto, selvaggio e ripido dove camminare e rimanere in piedi è veramente difficile.
 
Una zona che adoro, densa di storia ma anche di forme mistiche nelle rocce del Prena e del Camicia... valloni spaventosi sul versante teramano, altri su quello aquilano che sembrano meno impervi come la Fornaca ma che in realtà sono anch'essi tormentati nelle forme ed affatto stabili al cammino. Una zona che probabilmente si può non smettere mai di esplorare, "rischiando" di trovare nuovi scorci e chissà anche nuove affascinanti grotte... grazie per il tuo racconto, grande Presidente
 
Ciao. E' sempre un piacere ritrovarti e soprattutto leggerti. Come ben sai, mi è sempre piaciuto andar per montagne anche senza raggiungere necessariamente la vetta, sempre se il tipo di ambiente è talmente ricco di particolari naturalistici, storici e artistici da far passare in secondo piano il punto culminante del terreno. Allora lo faccio anch'io e lo trovo appagante.

L'argomento dei valichi è molto vasto e affascinante. Ogni valico ha la propria storia che può essere più o meno intrigante. Ad esempio sono rimasto sempre molto colpito dalla storia del passo dei Monaci, sotto il monte Meta. Quando chiesi l'origine di quei due grossi mucchi di pietre in prossimità del valico, mi spiegarono che i monaci benedettini furono gli artefici. Al loro passaggio, per recarsi dal Lazio all'Abruzzo e viceversa, rilasciavano sempre in quel punto una pietra presa a valle.

Giusto per uscire dall'Appennino, quando ero molto più giovane, forse confuso dal nome, credevo che in Val d'Aosta usavano il termine Colle per indicare un monte. Niente di tutto questo. Con questo termine usano indicare il valico e ce ne sono molti che vanno ben oltre i 3000 metri. Pensa a quale grande impegno dovevano sottoporsi le popolazioni per passare da una valle all'altra. Gli escursionisti di oggi usano i Colli come meta finale di una camminata sui monti valdostani, spesso senza neppure considerare le vette.
 
Ciao. E' sempre un piacere ritrovarti e soprattutto leggerti. Come ben sai, mi è sempre piaciuto andar per montagne anche senza raggiungere necessariamente la vetta, sempre se il tipo di ambiente è talmente ricco di particolari naturalistici, storici e artistici da far passare in secondo piano il punto culminante del terreno. Allora lo faccio anch'io e lo trovo appagante.

L'argomento dei valichi è molto vasto e affascinante. Ogni valico ha la propria storia che può essere più o meno intrigante. Ad esempio sono rimasto sempre molto colpito dalla storia del passo dei Monaci, sotto il monte Meta. Quando chiesi l'origine di quei due grossi mucchi di pietre in prossimità del valico, mi spiegarono che i monaci benedettini furono gli artefici. Al loro passaggio, per recarsi dal Lazio all'Abruzzo e viceversa, rilasciavano sempre in quel punto una pietra presa a valle.

Giusto per uscire dall'Appennino, quando ero molto più giovane, forse confuso dal nome, credevo che in Val d'Aosta usavano il termine Colle per indicare un monte. Niente di tutto questo. Con questo termine usano indicare il valico e ce ne sono molti che vanno ben oltre i 3000 metri. Pensa a quale grande impegno dovevano sottoporsi le popolazioni per passare da una valle all'altra. Gli escursionisti di oggi usano i Colli come meta finale di una camminata sui monti valdostani, spesso senza neppure considerare le vette.
Ciao @fabri64, sai che questa faccenda che Colle vuol dire Valico, l'ho realizzata da poco?!

còlle2 s. m. [da collo1 nel sign. 4 «cima, valico», rifatto su colle «collina»] (troncato in còl nei toponimi davanti a cons.). – In geografia, depressione altimetrica della cresta di una dorsale montuosa, che mette in comunicazione due valli: Colle della Maddalena, Col di Nava, Col di Tenda. ◆ Dim. collétto (v. colletto2).

Proprio ultimamente sono passato sulla Laga a Colle Piano, che è un ampio valico, e sul Velino al Colletto di Pezza, dove c'è il Sebastiani.
Il Passo dei Monaci è anche uno dei miei preferiti. Da una sensazione di remotezza, unita però all'impressione di un'intensa frequentazione nel passato.
Ciao e serene camminate agostane.
 
Ci ho messo un po' (per un mio limite) a capire che hai svalicato per goderti il canalino attrezzato che sta sul versante teramano, mi sembra una ottima opzione per chi sul Prena ci sarà andato chissà quante volte ma anche per chi non abbia il pregiudizio della cima, quel bisogno inconscio di piantare una virtuale bandierina da qualche parte ad ogni passeggiata giornaliera.

Complimenti per la "scoperta" e grazie per la condivisione!
 


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