Valanga Pila, condannati istruttori CAI

però la spinta e la motivazione che ci porta a prestare servizio per gli altri (e che è sempre la tua che ti porta a continuare ad insegnare...) è sempre forte, aldilà di questi "incidenti di percorso"

guarda così come è cambiata la società e l'atteggiamento di molte famiglie e ragazzi, anche solo la responsabilità di tenerli in classe o in laboratorio mi stanca troppo e non la reggo più, a questo punto voglio solo andare in pensione al più presto.
È qualcosa che evidentemente in 41 anni ha ormai esaurito le mie risorse in merito e voglio solo lasciare il posto a qualcuno più giovane e con risorse intatte.
Per fortuna sembra che l'anno prossimo dovrebbe essere l'ultimo e potrò andarci.

È meglio per i ragazzi, per chi avrà il posto che libererò e anche per me...
 
Sono 30 anni che lo dico...
su questo sfondi una porta aperta...

tanti anni fa con un gruppo di volenterosi amici e nell'ambito di una società sportiva roller, abbiamo istallato un half pipe nell'area sportiva del paese.
Da subito è emerso il problema della responsabilità per chi vi accedeva, abbiamo superato il problema facendo firmare una liberatoria informativa ma soprattutto facendo iscrivere e quindi assicurando i partecipanti.
L'area in cui era stato messo è un'area ove dovrebbero accedere solo le società sportive, però di fatto c'erano passaggi sempre aperti in cui si poteva passare e usci che eravamo responsabili per coloro che fossero andati sul pipe quando era incostudito.
I cartelli messi ... venivano regolarmente strappati , arrivammo quindi a recintarlo e a mettere catene per impedirne l'accesso e l'uso.
Una sera un ubriaco inciampo' nelle catene e voleva rispondessimo come responsabili
non so come risolse la questione il nostro assicuratore ... di fatto alla fine decidemmo di smantellarlo.

Nello stesso periodo, facendo un giro in svizzera trovai casualmente un paio di analoghe strutture
del tutto incostudite e accessibili a chiunque senza alcun problema.
 
Sono d'accordo sul fatto che in Italia la cultura della responsabilizzazione, per i privati cittadini intendo, sia totalmente assente. Io che opero come volontario di Protezione Civile non posso che parlarne male: la disorganizzazione, la leggerezza e l'inconsapevolezza con cui si gestisce la macchina è imbarazzante.

Non sono d'accordo con l'idea che si voglia cercare sempre un capro espiatorio; sicuramente non da parte di chi riflette e studia sulla materia della gestione del rischio e contribuisce a scrivere queste regole, forse da parte di chi le applica e di chi non le conosce, talvolta spinto dalla necessità di raggiugere un risultato a tutti i costi, o da semplice giustizialismo.

In una società organizzata, il fatto che ci siano delle regole che assegnano delle responsabilità costituisce in qualche misura una forma di libertà, dal momento che chiunque può sapere prima cosa gli compete e cosa no (quello che tecnicamente si chiama "principio di affidamento", oggi messo un po' in discussione, sulla spinta a responsabilizzare anche su fonti di pericolo che altri dovrebbero gestire).
 
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https://www.ansa.it/valledaosta/not...jKTD5nMrM7rQ6dbKiSl1TZ_GFBNedpsA5opjoO6s1uR5w

Da altri articoli sembra che la vittima fosse molto esperta (teneva corsi), e che stesse guidando il gruppo in quel momento.
 
Il fatto è diverso dall'argomento del thread: infatti qui l'incidente è avvenuto per caduta (di cui si ignora la dinamica precisa, e comunque si percepisce - a mio modesto parere - che la comitiva non era su un tratto che richiedeva specifiche competenze tecniche) e non ha coinvolto alcun altro membro. La Procura infatti come atto dovuto, ha aperto un fascicolo, ma è chiaro che si è trattato di una disgrazia singola e che probabilmente non coinvolgerà nessun altro soggetto, con l'archiviazione del procedimento.
 
Il fatto è diverso dall'argomento del thread: infatti qui l'incidente è avvenuto per caduta (di cui si ignora la dinamica precisa, e comunque si percepisce - a mio modesto parere - che la comitiva non era su un tratto che richiedeva specifiche competenze tecniche) e non ha coinvolto alcun altro membro. La Procura infatti come atto dovuto, ha aperto un fascicolo, ma è chiaro che si è trattato di una disgrazia singola e che probabilmente non coinvolgerà nessun altro soggetto, con l'archiviazione del procedimento.
Concordo, visto che di caduta si tratta difficile che altri possano essere responsabili, purtroppo è un atto dovuto.............
 
Il fatto è diverso dall'argomento del thread: infatti qui l'incidente è avvenuto per caduta (di cui si ignora la dinamica precisa, e comunque si percepisce - a mio modesto parere - che la comitiva non era su un tratto che richiedeva specifiche competenze tecniche) e non ha coinvolto alcun altro membro. La Procura infatti come atto dovuto, ha aperto un fascicolo, ma è chiaro che si è trattato di una disgrazia singola e che probabilmente non coinvolgerà nessun altro soggetto, con l'archiviazione del procedimento.
Il problema è che è assurdo anche solo indagare. Ma anche nel caso oggetto del post.

Se si parla di uscite tra "pari" e non di una guida escursionistica o alpinistica che esercita la sua professione accompagnando persone la responsabilità dovrebbe essere sempre personale e basta, escludendo magari eccezioni molto particolari. Non vedo il senso di cercare sempre colpevoli
 
A mio avviso non è assurdo indagare, ma andrebbe fatta un'indagine verso le cause, non iscrivere gli accompagnatori nel registro degli indagati. Anche se alla fine verranno scagionati, sono comunque stati indagati (e finiti come tali, nome e cognome sui giornali)... Per cosa, poi?
Probabilmente nessuno farà di nuovo dei titoloni per scagionarli, per la stampa non fa notizia quindi è di poco interesse
 
Se si parla di uscite tra "pari" e non di una guida escursionistica o alpinistica che esercita la sua professione accompagnando persone la responsabilità dovrebbe essere sempre personale e basta, escludendo magari eccezioni molto particolari. Non vedo il senso di cercare sempre colpevoli
In parte hai ragione, ma nel caso dell'ultimo articolo non era un'uscita "tra pari" ma un'attività sociale CAI e quindi l'indagine è un atto dovuto.
Nel caso di un'attività svolta in modo amicale, regna comunque una presunzione di colpa su chi è più esperto del gruppo, che come tale può essere indagato per un comportamento omissivo, anche se non vi è nessun contratto (ne civile, es. GA, ne sociale, es. CAI) e, vi dirò di più, anche se non vi è nessun contatto o accettazione da parte del presunto più esperto e quindi "accompagnatore" del ruolo. Ricordatevi l'avventura successa a Bonatti sul Bianco...e il processo che ne è seguito.
Purtroppo le maglie del diritto si sono infilate anche nell'ambiente avventura, e dove fino a qualche anno l'incidente in montagna veniva mestamente annoverato tra le "cose che capitano", oggi si cerca di individuare possibili cause imputabili a comportamento umano.
 
Penso anch'io che in appello verrà rivalutata la vicenda.

Ciò non toglie che bisogna sapere a cosa si può andare incontro in Italia in questi casi, poi ognuno trae le proprie conclusioni. È per questo che da anni consiglio a chi propone o organizza eventi in montagna di leggere e applicare l'articolo 7 del regolamento di Avventurosamente che tratta proprio, se pur in modo conciso, questa annosa questione della responsabilità.
 
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