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Escursione Vento, sole e Creste: Anello di Monte di Mezzo di Campotosto.

Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data : Domenica 9 Giugno 2019
Partenza/Ritorno: Lago di Campotosto nei pressi del bivio per villaggio post terremoto.
Sentiero segnato con bolli biancorossi, paletti bollati e cartelli iniziali con tempistiche.
Km: un anello di una 15ina di km, la salita a Monte di Mezzo è molto più breve( 2 ore e mezza) del "viaggio" di ritorno.
Grado di difficoltà: EE (un piccolo tratto F da disarrampicare nel verso di marcia in discesa).
Difficoltà incontrate: il tratto descritto sopra a cui aggiungo la difficoltà di aver sbagliato qualcosa e il gran caldo più che estivo dopo le 11: almeno 30 gradi all'ombra fino alle 16 (tecnicamente siamo ancora in Primavera e la settimana scorsa ancora nevicava sulle cime).
Massima elevazione : Monte di Mezzo 2155 mt e Cima della Montagna 2091 mt, anche se sopra ad un sasso era scritto 2191mt.

Descrizione :
La settimana finalmente è stata calda, anche troppo. Le cime bianche e le chiazze luminose sopra i boschi non sono più visibili dalle finestre delle case Teramane con la velocità di due tramonti. Ferraglie e abiti pesanti a casa, partiamo armati "solo" di tanta acqua, una pizza rustica provola e prosciutto, una colazione a base di yogurt, cereali con palline di cacao e due strati leggeri da tenere in borsa. Le giornate sono lunghissime e l'alba scappa troppo lesta lungo la strada, ma alle sei del mattino siamo già in un lago freschissimo e deserto. Le luci di levante specchiano ardenti sul lago quando ci incamminiamo ripidi per il bosco. Per noi mortali è la salita stessa a tenerci in ombra, la montagna, su cui ci stiamo quasi aggrappando, punta i suoi sassi direttamente allo stomaco nei tratti più severi. Il sole è forte ed evapora dal lago con piccole nuvole che ci piovono addosso senza bagnarci come fa invece il sudore. Un peloso di nome Rocco ci scodinzola davanti agli occhi e Linda pare esserle subito una fedele amica. Senza nemmeno un abbaio si mettono avanti a batter strada. La loro memoria non sbaglia. Ci fermiamo a prender fiato ed io aspetto curioso di vedere con chi è arrivato il nuovo amico. Il 77enne che sale rapido in stile alpino, con la sola felpa attaccata alla vita e due bastoni è un viso noto ai miei ricordi. È stato lui, qualche anno fa, a descrivermi questo sentiero che sale diretto fino a Colle del Vento e Monte di Mezzo. Il nostro primo incontro fu ancora più colorito perché quel giorno, mentre io ero a caccia di "mazzetamburo" e prataioli, il giovanotto si divertiva con la moto da trial come un ragazzino; a seguito vi era l'immancabile e simpaticissimo Rocco, il quadrupede coetaneo della mia lupa Linda. Felice di apprendere che saltuariamente mi ero accampato in quei prati e che frequentavo assiduamente le zone del sentiero 300 di Campotosto, nonché l'altro versante, mi parlò della "diretta": via che aveva lui stesso segnato con dei bolli rossi e omini in qualche tratto e che a suo dire era "Na bella pettata".
Quest'oggi abbiamo trovato cartelli sin dalla strada lungolago, sono semiartigianali ed omettono un grado di difficoltà che per una mezz'ora buona merita due E più che maiuscole. Ale arranca, io sudo a zampilli e l'indigeno ci sfila avanti come una farfalla, alla faccia dei nostri zaini da cialtroni. Fanno sempre ben sperare per il futuro certi incontri.
La fatica si spegne ad ogni sguardo indietro, il lago incanta e distrae, ma lo stomaco reclama un'altra colazione prima delle 9. Decido dispoticamente e per conoscenza dei luoghi, di arrivare appena sotto Colle del Vento per fare una bella pausa vista lago e ammirare il Canader che fa esercitazione dietro le nostre spalle. Emozionante vedere questi mezzi all'opera da certe terrazze privilegiate. Peccato la pesca dell'acqua è solo simulata, ma le piccole picchiate, le planate veloci sul filo dell'acqua e i susseguenti decolli, sono un bel diversivo alla sudata che intanto asciuga al vento. Brividi. Colle del vento non si smentisce, così troviamo una fossa dove trovare ristoro e qualche caloria da bruciare per l'ultima salita un po' meno ripida. Oggi parlo davvero poco, sarà la fatica o una mezza discussione lasciata dentro i telefonini di ieri. È giusto il necessario quel che mi esce dalle labbra. Imperterrito faccio finta di nulla, mi alieno come spesso decido di fare e mi godo il canto del vento. Abbiamo entrambi gli occhi già pieni di meraviglia, ci guardiamo e si vede che ci piace dove siamo ma qualcosa mi rosicchia come un tarlo la piena soddisfazione. L'isolamento fa pensare e appaiono mezze risposte ai numerosi "perché" non vedo sorrisi .... Appena partiti ho detto che arrivati in cima la pausa sarebbe stata breve anche se fosse stato presto, perché avrei voluto portare Linda, e noi tutti, alle sorgenti di fine cresta non più tardi di mezzogiorno, trovare acqua fresca, ristoro e magari riparo da un sole che il meteo segnalava con bollino rosso.
Lì ho visto le prime smorfie di sbuffo e avrei dovuto capire ma la lingua la mordo sempre dopo. La lupa si fa vecchia e soffre il caldo più di prima, scava fosse e mette la pancia sulla terra fresca per refrigerio già alle 11 del mattino, ora in cui la croce è a soli dieci passi. Linda scava ancora, la terra è morbida, umida e ben presto mi accomodo anch'io nella sua ombra aspettando la Segugia che soffre certe salite così verticali come il primo tratto. Volevo lasciarle l'onore di toccare la croce di vetta (che tanto le piacciono) per prima, ma è già in sosta sdraiata a terra. La sprono a fare quegli ultimi dieci passi per godere del piccolo pianoro di sopra ma non c'è verso di smuoverla, per cui la lascio lì e mi avvio un po' rammaricato e stizzito verso la punta del monte a fare due foto. C'è una bella arietta fresca, spira sostenuta da sud, dall'Africa, ma pare come raffreddarsi passando sulle punte bianche del frontale Gran Sasso e regala sensazioni di pieno benessere seppure la pelle brucia. Assorto con gli sguardi sulla cresta del Gorzano, le cime della Laghetta, le Cento Fonti, il Fosso dell'Acero, le prime Città e ancora più giù fino al mare, la mente si libera, il corpo si raffredda e rilassa. Ondate di scirocco mi indossano una leggera manica lunga, mi siedo voltando le spalle al mare e abbracciando il lago nonché la gradita vista di Alessandra che compie gli ultimi passi di salita di oggi. È stravolta, felice credo, guarda con ammirazione la discesa dietro alle sue spalle e la croce, butta a terra lo zaino, sorride ed è seriamente intenzionata a farsi almeno un'ora di sonno. Guardo Linda mentre si beve mezzo litro d'acqua con un secondo ed è ancora lì con la lingua da fuori. Non aspetterei mai un'ora conoscendoci e pensando al bollino rosso, ma abbozzo chiudendo la bocca con un'ottima pizza rustica e un paio di fumatine meditative. Ale si copre dal vento, la testa dal sole e schiaccia il suo rigenerante pisolino d'alta quota. Io invece ho la stessa irrequietezza dello star sotto il sole delle spiagge, non resisto e mi butto più a valle dentro una fossa insieme a Linda. Dalla cima ho già inquadrato la cresta da scendere e la presenza di macchie di neve dove poter raffreddare petto e muso della mia fedele guida. Suona la sveglia, si riparte: il vento cessa e il sole ci spoglia. Sali e scendi aerei, macchie di neve su cui giocare come bambini, prati verdi screziati dal rosso dei cespi di mirtillo, affacci sul lago e mare.Sensazioni di pace e leggerezza. Come funamboli con ai piedi aquiloni, viaggiamo leggiadri, tra massi e praterie ai confini del cielo, sulla Cima della Montagna(2091 mt). Distratto da tanta bellezza inforco una cima pietrosa senza guardare bolli, per ritrovarmi su uno sperone senza uscita se non in volo. La vista del masso staccato sotto ai miei piedi mi colora di bianco, la vista del rosso dei bolli appare davvero lontana da raggiungere li sotto, adesso.
Invento piccoli traversi tra piccole rientranze, dove fare piazzola, vado avanti dove si può o torno indietro, guido i passi della Segugia su due muretti da disarrampicare, freno Linda quando posso e finalmente, dopo 5 minuti infiniti, ci ritroviamo sulla retta via, ma dove occorre ancora un po' di sana concentrazione sulla pietraia. Con il sole a picco iniziamo a scorgere altri umani, famiglie con bambini sgambettanti che salgono madide verso Fonte Pane e Cacio.
La Lupa sguazza tra le sorgenti che diventeranno fiume Zingano, io faccio scorta alla fonte, una sciacquata al viso, braccia, qualche chiacchiera con due avventori provenienti da Cesacastina e via di corsa nel cavone, tra pietraie, sorgenti e ruscelletti lucenti. Alessandra mi odia quando corro ma mi gira la testa sotto il cappello, la pelle brucia sempre più e Linda ha la lingua fuori anche in mezzo all'acqua. Così aspetto solo quando la lupa trova una pozza e alla vista di Ale riprendo a valle. Certo che oggi sono stato e continuo ad essere più orso del solito e mi sento anche un po' in colpa, e probabilmente le corse che sfreccia linda di tanto in tanto esagerano il mio vedere le cose oggi. Al borgo del ruscello continuerò nel mio ostinato silenzio a fuggire spesso ancora lassù con gli occhi e ancor più stronzamente a non voler metter fine a questo disagio condiviso ma deciso da solo. Il ruscello è un pediluvio rasserenano visi e musi. Spero almeno che la Laga l'abbia coccolata un pochino, l'ho portata qui apposta. Vedere un lago dall'alto è quasi come vedere due cieli,tre con il mare Adriatico, salire rapidi in groppa alla montagna e indugiare alla contemplazione, percorrendone la lunga schiena, regala sempre emozioni magiche. I salti d'acqua da attraversare o le macchie di bianco rallegrano chiunque e lavano tossine.
Anche nel bosco fa caldo e lo farà anche al borgo dove finalmente immergo i piedi che fumano. Farà caldo sulla strada asfaltata che costeggia il cimitero per non parlare della salita per riprendere la macchina e dentro la macchina lasciata al sole. Alle 5 però cambia l'aria e siamo in piazza, in paese, all'ombra e con una coca cola ghiacciata in mano e un panino sopra la panca da dividere anche con la nostra felice Pelosa.Il paese è devastato di crolli ma la piazza è di nuovo attrezzata per le attività che resistono in mezzo alle macerie. Monte di Mezzo ci guarda ancora con aria afosa, i miei occhi rossi e stanchi ringraziano e guardano con ammirazione l'affascinante "Skyline" appena calcato e la mia compagna di avventure che ha un bel po' di pazienza e un gran spirito di adattamento. Alessandra è socievole per natura, persona di grande apertura mentale, grande oratrice, ma costretta, come dice lei, "a sperimentare la modalità "Ale da Sola" anche se in compagnia poverammme'!". Grazie Ale!!!.... e buona montagna a tutti!
 

Allegati

Non so se compatire più la lupa o Alessandra. Noi uomini da montagna siamo bestie pericolose. La natura ci risveglia mai sopiti istinti animali che rendono difficoltoso il rapporto con gli altri; e alla fine anche con noi stessi che ci sentiamo in colpa.
 
Bella salita,panorami eccelsi......Com'era sofferente la lupa in quella foto,poverina :-? Cmq complimenti,affrontare certi itinerari co sto caldo....ne so qualcosa
È tosta la Lupa! Ha imparato tecniche che adesso sfrutto anche io per ripararsi. Ma comincio a lasciarla a casa se non per Albe o tramonti. Anche le roccette ho cominciato a risparmiarle alle sue articolazioni. Adesso mi specializzero' boschi e cascate, o notturne. GRAZIE
 
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Non so se compatire più la lupa o Alessandra. Noi uomini da montagna siamo bestie pericolose. La natura ci risveglia mai sopiti istinti animali che rendono difficoltoso il rapporto con gli altri; e alla fine anche con noi stessi che ci sentiamo in colpa.
Si, infatti alla fine lei se le visuuta molto meglio di me. La lupa il più delle volte nelle salite compatisce me e gli altri bipedi presenti. Comunque erano studiati apposta altri orari, ma gli tocca improvvisare come a noi altri ogni tanto.... Cercherò di preservarla questa estate. Grazie
 
Bravo ad aver saputo convincerla a fare un giro così impegnativo.
Non tutti ci sarebbero riusciti.
La prossima volta, dovendo convincerla nuovamente, falle fare un giro a bassa quota, magari dove c'è una cascatella;);)
Aaah ma non lo dovuta convincere... È tanto che voleva vedere il lago dall'alto. Non siamo andati prima perché l'asticella era ancora un alta in base alle nostre uscite precedenti. Nell'ultimo mese abbiamo fatto tante cosine nuove.
 

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