Io resto avventurosamente a casa! Consigli per sopravvivere a casa in tempo di pandemia

VERNANTIN. Piccola storia del coltello regionale piemontese.

L'Italia, il Paese dei borghi e dei campanili.
Delle piazze e delle tradizioni.
Delle menti geniali, della bellezza e delle mani stanche.

Un vasto insieme di colori e di valori che senza tanta retorica possiamo ritrovare negli oggetti di uso comune. Oggetti che con umiltà hanno costruito la nostra storia.
E proprio in uno di questi borghi che tanti anni fa ebbe inizio la storia di un coltello tradizionale fra i più famosi. Un coltello che con grande facilità varcò i confini locali, facendosi conoscere ed apprezzare anche a chilometri di distanza.

Siamo in Piemonte, nelle valli del cuneese; qui si nasconde il piccolo ma laborioso paese di Vernante.
A pochi, difficili chilometri dal mare. Ma soprattutto a pochi chilometri dalla Francia.
Come sempre accade nella storia dei coltelli tradizionali, è davvero difficile indicare con esattezza quando esso è nato.
Si parla del 1400 ma questo poco importa, è molto più interessante sapere perché è stato creato.
In quel periodo, Vernante era il paese dei coltelli proprio come lo è diventato Maniago negli anni a seguire.
I suoi prodotti erano venduti in tutta la penisola ed anche in Francia, grazie ai molti ambulanti che viaggiavano per vivere.
Questi commercianti dell'epoca pare che pubblicizzassero il loro coltello dicendo che la sua lama bruciava da tanto era affilata.

Il Vernantin nasce in un contesto agricolo. I piemontesi, soprattutto all'epoca, erano pastori, agricoltori e vignaioli.
Gente distante ma solo all'apparenza, lavoratori legati alle tradizioni e alla famiglia.
Gente semplice e pragmatica ma che non disdegnava la bellezza.
Il Vernantin è proprio così. Un coltello concreto ma bello.

LA SUA LAMA:
In quell'epoca, i coltelli erano strumenti di uso comune. Ed erano scelti con cura per poter sopperire ad ogni necessità della giornata.
Vedremo a breve che il Vernantin si poteva trovare con due tipi di lame diverse, adatte a lavori diversi. Ma in generale la sua linea è un evidente richiamo agli antichi coltelli d'oltralpe, conosciuti ed apprezzati già nel 1300.

I più antichi esemplari avevano una lama dal profilo armonioso e ricercato, una sorta di scimitarra in miniatura.
Solitamente prive di ricasso, queste lame terminavano con una punta molto utile per i lavori d'intaglio.
Era adatta a tutti, ma apprezzata soprattutto da agricoltori e vignaioli.
A questa tipologia se ne affiancò un'altra, a forma di foglia di salice. Con la punta più robusta che aggiunge doti di penetrazione utili agli allevatori nella cura del bestiame.
Sempre di acciaio al carbonio si trattava, possibilmente lucidato a specchio.

Ma la grande bellezza di questo coltello stava nascosta tra l'acciaio ed il legno. A lama chiusa infatti, il dorso del coltello prosegue fino ad immergersi nel manico, terminando con una sorta di testa di chiodo, saldata sulla costa.
A parole non è facile descrivere la genialità di quest'idea, avvaletevi delle immagini che sapranno essere ben più esaustive.
Questo particolare si chiama "broca" ed è il sistema di sicurezza del vernantin.
Consente di evitare che il coltello si chiuda o che la lama rotei. Ma era anche un dettaglio di gusto estetico, probabilmente di origine francese.

IL SUO MANICO:
Rigorosamente in legno di bosso o in corno bovino. Su questo non si transige.
Si partiva da un pezzo monolitico e si lavorava esclusivamente a mano.
Interessante la curvatura dorsale, quanto di più ergonomico ci possa essere. Ed il tallone, una sorta di rettangolo nel quale si proteggeva l'indispensabile punta del coltello.
Solitamente la lama da chiusa non era centrata con il manico. Ma aderiva all'interno proprio per evitare aperture accidentali.
Infatti aprirlo con l'unghia non era facile, ecco che il proprietario era solito battere il calcagno rettangolare sul tavolo per far fuoriuscire il tagliente.

Oggi sono pochi gli artigiani autoctoni che ancora si cimentano nella produzione, ma ve ne sono molti in giro per l'Italia.
E ci sono anche grandi case che riproducono i classici della coltelleria.
La sua storia è interessante, ho cercato di abbreviarla per non annoiarvi ma soprattutto perché certe cose non vanno lette ma vanno vissute.

Vernantin-3.jpg
Vernantin-4.jpg
 
Bellissimi.... la forma delle loro lame è veramente bella...

grazie rocky x aver condiviso! Puoi anche dilungarti, leggere cose interessanti e che acculturano, non annoia mai...:si:
 
L'Italia, il Paese dei borghi e dei campanili.
Delle piazze e delle tradizioni.
Delle menti geniali, della bellezza e delle mani stanche.

Un vasto insieme di colori e di valori che senza tanta retorica possiamo ritrovare negli oggetti di uso comune. Oggetti che con umiltà hanno costruito la nostra storia.
E proprio in uno di questi borghi che tanti anni fa ebbe inizio la storia di un coltello tradizionale fra i più famosi. Un coltello che con grande facilità varcò i confini locali, facendosi conoscere ed apprezzare anche a chilometri di distanza.

Siamo in Piemonte, nelle valli del cuneese; qui si nasconde il piccolo ma laborioso paese di Vernante.
A pochi, difficili chilometri dal mare. Ma soprattutto a pochi chilometri dalla Francia.
Come sempre accade nella storia dei coltelli tradizionali, è davvero difficile indicare con esattezza quando esso è nato.
Si parla del 1400 ma questo poco importa, è molto più interessante sapere perché è stato creato.
In quel periodo, Vernante era il paese dei coltelli proprio come lo è diventato Maniago negli anni a seguire.
I suoi prodotti erano venduti in tutta la penisola ed anche in Francia, grazie ai molti ambulanti che viaggiavano per vivere.
Questi commercianti dell'epoca pare che pubblicizzassero il loro coltello dicendo che la sua lama bruciava da tanto era affilata.

Il Vernantin nasce in un contesto agricolo. I piemontesi, soprattutto all'epoca, erano pastori, agricoltori e vignaioli.
Gente distante ma solo all'apparenza, lavoratori legati alle tradizioni e alla famiglia.
Gente semplice e pragmatica ma che non disdegnava la bellezza.
Il Vernantin è proprio così. Un coltello concreto ma bello.

LA SUA LAMA:
In quell'epoca, i coltelli erano strumenti di uso comune. Ed erano scelti con cura per poter sopperire ad ogni necessità della giornata.
Vedremo a breve che il Vernantin si poteva trovare con due tipi di lame diverse, adatte a lavori diversi. Ma in generale la sua linea è un evidente richiamo agli antichi coltelli d'oltralpe, conosciuti ed apprezzati già nel 1300.

I più antichi esemplari avevano una lama dal profilo armonioso e ricercato, una sorta di scimitarra in miniatura.
Solitamente prive di ricasso, queste lame terminavano con una punta molto utile per i lavori d'intaglio.
Era adatta a tutti, ma apprezzata soprattutto da agricoltori e vignaioli.
A questa tipologia se ne affiancò un'altra, a forma di foglia di salice. Con la punta più robusta che aggiunge doti di penetrazione utili agli allevatori nella cura del bestiame.
Sempre di acciaio al carbonio si trattava, possibilmente lucidato a specchio.

Ma la grande bellezza di questo coltello stava nascosta tra l'acciaio ed il legno. A lama chiusa infatti, il dorso del coltello prosegue fino ad immergersi nel manico, terminando con una sorta di testa di chiodo, saldata sulla costa.
A parole non è facile descrivere la genialità di quest'idea, avvaletevi delle immagini che sapranno essere ben più esaustive.
Questo particolare si chiama "broca" ed è il sistema di sicurezza del vernantin.
Consente di evitare che il coltello si chiuda o che la lama rotei. Ma era anche un dettaglio di gusto estetico, probabilmente di origine francese.

IL SUO MANICO:
Rigorosamente in legno di bosso o in corno bovino. Su questo non si transige.
Si partiva da un pezzo monolitico e si lavorava esclusivamente a mano.
Interessante la curvatura dorsale, quanto di più ergonomico ci possa essere. Ed il tallone, una sorta di rettangolo nel quale si proteggeva l'indispensabile punta del coltello.
Solitamente la lama da chiusa non era centrata con il manico. Ma aderiva all'interno proprio per evitare aperture accidentali.
Infatti aprirlo con l'unghia non era facile, ecco che il proprietario era solito battere il calcagno rettangolare sul tavolo per far fuoriuscire il tagliente.

Oggi sono pochi gli artigiani autoctoni che ancora si cimentano nella produzione, ma ve ne sono molti in giro per l'Italia.
E ci sono anche grandi case che riproducono i classici della coltelleria.
La sua storia è interessante, ho cercato di abbreviarla per non annoiarvi ma soprattutto perché certe cose non vanno lette ma vanno vissute.

Vedi l'allegato 203918 Vedi l'allegato 203919
W il made in italy. Complimenti!
 
Bravo Max! ora aspetto di leggere ..... il frabosan, il puragnin, il garessin..... e il quasi sempre dimenticato "piemontese" tipico delle valli di lanzo..... (Marietti tanto per intenderci)
 

Discussioni simili



Alto Basso