Valanga Pila, condannati istruttori CAI

no, il platano è troppo piccolo è facile lo manchino ma un bel muro vedrai che lo centreranno.... conosco i miei studenti, non sono tutti così ma più dei 2/3 sì...

Non perché siano stupidi o più stupidi di quanto lo fossimo noi alla loro età, perché anche noi la nostra buona dose di stupidità l'avevamo eh, non ce lo scordiamo.

La questione è che a noi era stato inculcato il valore del pensiero critico, del confronto costruttivo, ecc invece a loro l'esatto contrario... Non pensano, fanno fatica a pensare per cui usano i pensieri preconfezionati che gli vengono ripetuti all'infinito da programmi, pubblicità, social ecc ecc

Poi quando li metti davanti a un filmato scelto a modino (se glielo dici solo hanno difficoltà, un filmatino per loro è più semplice da capire) per fargli notare l'assurdità o pericolosità di talune cose restano a bocca aperta e dicono: oh, non pensavo fosse così e io devo mordermi la lingua per non dire: esatto! Non pensavi! Non pensavi proprio per niente!

Mi succede di solito quando affronto argomenti (insegno laboratorio di informatica) tipo la privacy, la sicurezza, la dipendenza da Internet e simili
 
Tornando alla montagna. So che, se dovesse succedere qualcosa, potrei avere dei problemi. Per cui, oltre a scocciare i miei compagni gita con raccomandazioni eccessive (secondo loro), li scelgo anche in base ai familiari. Che sono quelli che potrebbero creare problemi. E poi, senza rischio, non c'è divertimento, in fondo (ma proprio in fondo, in fondo), no?
 
per esempio quando si andava su con lo snowboard (va bè molti erano quasi ai 18) corazze come se si dovesse andare in guerra e visto che bene o male era gente che le blindature le aveva già perchè si girava in moto.

poi ovvio che se hai i genitori malati di sicurezza e protagonismo con la nostra crew non vieni
 
Torno sul caso del thread.
Come Convegno TER stiamo vivendo la cosa moto male, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista giuridico.
Sintomatico l'intervento della mamma di una delle vittime, che ha "scagionato" dal punto di vista umano gli istruttori coinvolti.
Conosco molto bene gli istruttori coinvolti, sono tutti volontari (qualcuno ha posto un dubbio) e nessuno ha guadagnato nulla dal presenziare ad un corso CAI. Per inciso, noi Istruttori CAI siamo sempre e solo volontari (ci sono, è vero anche rari colleghi GG.AA. in certe scuole, ma quando fanno parte dell'organico di un corso, perdono la loro "prerogativa").
E, sì, siamo anche assicurati, e le famiglie a suo tempo sono state già risarcite, dal punto di vista economico, per quello che conta, tant'è che nessuna delle famiglie si è costituita parte civile nel processo.
La sentenza è molto pesante, stiamo aspettando il testo integrale per leggerla e poi preparare l'appello, la sede Centrale ha messo a disposizione un'assistenza legale di primpo piano e non ci sono smagliature nelle procedure.
Noi continuaiamo i nostri Corsi. Inzialmentesi era pensato ad uno "sciopero", perchè non ci sentiamo affatto portetti dal punto di vista istituzionale. Già prima , poi dopo unasentenza del genere, ve lo potete immaginare...
Ricordiamoci però che si tratta di una prima sentenza, non esecutiva immediatamente salvo appello, e che la Procura della Valle d'Aosta non è nuova a manifestazioni "eccessive" del genere. L'Appello si farà invece a Torino, perchè la VdA non ha Corte d'Appello, e qui la situazione potrebbe (e speriamo) cambiare anche drasticamente.
Ma non lo dico perchè sono coinvolti degli amici, ma perchè i fatti riportati, da tutti, anche dai "tecnici", propendevano fin da subito per la classica disgrazia (una circostanza fra tutte è che il grado di pericolo valanghe nel corso della giornata è sì variato, ma il corso era già fuori, ed è cambiato DOPO che è successa la disgrazia).
Il fascicolo processuale lo conoscono bene sono le persone coinvolte e gli avvocati, ovviamente, ma ho avuto modo in questi anni di ascoltare i diretti interessati, e nessuno di loro si è comportato da incosciente.
Ci sarebbero tante considerazioni da fare. A diversi livelli. E bisogna stare attenti a non semplificare troppo.
Per ora mi viene da dire che, cosa che cito tutti gli anni quando tengo alla mia Scuola la lezione sulla responsabilità dell'accompagnamento in montagna, è che un tempo la "montagna", come terreno di gioco, era fuori dai classici schemi civili di colpa e pena.
Poi la società è cambiata, ve ne siete accorti tutti e non manchiamo di discuterne ogni volta (coltelli, fuochi, etc. etc.).
Ma sicuramente in peggio, a mio parere, se oggi si cerca solo e solamente sempre un responabile per ogni cosa che accade, per cercare un risarcimento o una punizione.
Diciamo, per essere soft, che è venutaa mancare una certa "umanità", o pietas, per dirla alla latina.
Comunque, ai coinvolti va la nostra forte solidarietà, ne hanno bisogno, per non far spegnere la fiamma della nosta vocazione e ridurre la società ad un mero luogo di puro mercimonio.
 
Ricordo a tutti che, purtroppo o per fortuna, le regole della società civile non sempre coincidono con le nostre compassioni umane, né con la nostra moralità individuale.
Da avvocato penalista che legge il breve comunicato di cui al link non dispongo di sufficienti elementi per commentare la vicenda giudiziaria; mi domando come possa commentare così aspramente chi, oltre a non conoscere direttamente la vicenda, nemmeno ha una formazione specifica sulla materia.
 
Ricordo a tutti che, purtroppo o per fortuna, le regole della società civile non sempre coincidono con le nostre compassioni umane, né con la nostra moralità individuale.
Da avvocato penalista che legge il breve comunicato di cui al link non dispongo di sufficienti elementi per commentare la vicenda giudiziaria; mi domando come possa commentare così aspramente chi, oltre a non conoscere direttamente la vicenda, nemmeno ha una formazione specifica sulla materia.
Però purtroppo, capita che ci si rende conto del fatto che talvolta le norme legali
non hanno nulla di quel buonsenso terra terra e concreto che le rende accettabili.

Banalmente a proposito del tema in oggetto,
qualora ad una persona venga attribuita una certa responsabilità
perché la cosa abbia un senso quella persona deve anche avere il potere di far rispettare le proprie direttive.
Per dire ... se un accompagnatore un'ora dopo la partenza si rende conto che le condizioni sono mutate e dice che bisogna rientrare, ma il gruppo non vuol rispettare la direttiva e impone di continuare,
cosa può fare?
se li abbandona è responsabile,
se continua e succede la tragedia è responsabile
se prova a bloccarli con la forza non ne parliamo nemmeno.....
 
Le norme che regolano la responsabiltà colposa sono più che altro il frutto di una lunga e tortuosa interpretazione di giudici, giuristi e filosofi e sono fra le regole di più complessa applicazione. Quel tipo di processi non è così banale.
Talvolta (spesso) il problema che viene avvertito in termini di "scollamento dalla realtà" dipende non dalle norme ma dall'applicazione che ne viene fatta nei singoli casi, specialmente quando il Giudice male interpreta le prove formatesi nel processo (specialmente quando si tratta di valutazioni tecniche complesse).
Questo discorso è generale, ripeto, non conosco la sentenza in questione.
 
No no @wildwildcat, mi dispiace ma hai molta confusione, e non sei padrone della materia, vedo.
T rimando al pdf del link http://www.ae-vfg.it/web_v/doc/responsabilita.pdf e provo a spiegare, succintamente
PRINCIPIO DELL'ACCOMPAGNAMENTO
Accompagnamento siginifca che un meno esperto si "affida" ad uno più esperto, che da quel momento, alla presenza di alcuni precisi parametri, ne assume la responsabilità per il buon funzionamento della gita/lezione/salita.
Perchè sia concretizzata la responsabilità dell'accompagnatore devono sussistere TUTTI i parametri previsti dalla legge, ovvero
1) Numero: più di uno (ovviamente)
2) Accettazione da parte dell'accompagnatore e dell'accompagnato (accettazione tacita o espressa, meglio se alla presenza di altri testimoni)
3) Effettiva presenza di rapporto di DIREZIONE/SUBORDINAZIONE, con obbedienza dell'accompagnato (anche qui il rifuto di seguire le direttive dell'accompagnatore è meglio se viene "registrato" o in qualche modo avviene alla presenza di altri testimoni.
SOLO e SE sussistono tutti i parametri, sussiste affidamento, per motivo di accompagnamento, e quindiresponsabilità dell'accompagnatore.
--- Aggiornamento ---

A breve dovrei essere in posseso della motivazione della sentenza che, come CNSASA abbiamo richiesto ai diretti interessati.
Posso solo aggiungere, da civilista e da relatore delle lezioni di Responsabilità in montagna nelle scuole CAI da oltre 30 anni, che la legge muta in base alla società, e la legge poi viene ulteriormente intepretata dai giudici, che sono uomini (anche nel senso che possono sbagliare), pertanto è quantomeno azzardato tranciare giudizi per una sola sentenza, ancorchè molto pesante e di altissima risonanza nell'ambiente.
Ricordiamoci innanzitutto, e per fortuna, che esiste il secondo grado (l'appello), nel quale sicuramente saranno fatti valere (e rivalutati) nuovamente tutti i dati in possesso dell'Autorità Giudiziaria.
Come dico sempre nel preambolo alle mie lezioni di "diritto della montagna", è vero che, se anche solo 60/70 anni fa la montagna era ancora una ambiente selvaggio e non toccato dalle regole dell'uomo, da qualche tempo le leggi sono entrate pesantemente a regolare i comportamenti anche in uno spazio dove, si credeva, si poteva stare liberamente e in serenità, senza l'assillo di doversi guardare sempre le spalle.
Colpa della società? colpa degli avvocati? colpa dei giudici? colpa delle singole persone che hanno imparato a profittare del minimo incidente per lucrare pochi denari? O tempora, o mores.
Ai posteri l'ardua sentenza...
 
Ultima modifica:
Avere la responsabilità di un gruppo è qualcosa che sembra affrontabile a chi non la ha mai provata in caso di emergenza e quindi secondo me non può pienamente valutare cosa significhi...

Da insegnante con più di quaranta anni di servizio alle spalle posso dire che ad esempio ho imparato subito il primo anno che è da incoscienti accettare di fare l'accompagnatore alle gite di studenti di qualunque età e ho capito perché è sempre difficile trovare insegnanti disponibili come accompagnatori.

Il primo anno di insegnamento, negli ormai lontani anni '80, ho accompagnato una classe superiore in gita di istruzione allo SMAU di Bologna, partenza e ritorno in giornata (tramite diversi pullman in affitto) insieme a circa altri sei docenti con molta più esperienza visto che ero in servizio da due mesi circa...

Ho avuto però la sfortuna che una ragazzina della mia classe scivolasse dagli scalini, durante la prevista ed autorizzata fermata per la colazione all'autogrill, proprio davanti ai miei occhi e a quelli di una collega che, come me, stava scendendo dal bus subito dietro questa ragazza. La aiutiamo subito piuttosto preoccupate ma lei tranquillamente si rialza e afferma di non sentire dolori e di non essersi fatta nulla... per poi però informarmi a fine giornata, durante il rientro, di avere da diverse ore forti dolori al gomito ma di non averlo voluto dire prima per non rischiare di farsi ricoverare a Bologna, lontana da casa.
Non sto a scendere nei dettagli delle vicissitudini legate a quel punto al rientro e al ricovero, sia con l'ospedale che con i genitori. Tra l'altro visto che i colleghi se ne sono andati tranquilli a casa e sono rimasta da sola a gestire qualcosa che solo l'anno prima avrei vissuto come studentessa.... Sì, sono passata da studentessa delle superiori a proffe nella stessa scuola in un anno...

I giorni seguenti ho sbrigato le necessarie pratiche amministrative e burocratiche sia nei confronti della scuola che dell'assicurazione. La quale assicurazione, parole dell'allora Preside, contrariamente a quanto avveniva solitamente, non era riuscita a trovare assolutamente nulla da eccepire ed aveva avviato immediatamente la pratica per risarcire quanto dovuto ai genitori della ragazza. Mi arrivarono, tramite la Preside, anche i complimenti e ringraziamenti dei genitori soddisfatti di come la scuola, nella mia persona, avesse gestito al meglio la situazione... erano altri tempi...

Quindi, nella sfiga, tutto finito assolutamente in modo perfetto, niente aveva potuto mettere in dubbio la mia sorveglianza, il pieno rispetto di qualunque regola esistesse e le modalità di gestione dell'incidente, infatti non ebbi assolutamente alcun guaio ma...

ho capito allora che ci sarebbe voluto così poco, anche solo un'ingenuità da parte mia vista l'inesperienza, una casualità anche non grave per trovarsi immediatamente in una situazione ben diversa e da precaria quale ero passare dei bei guai... E se quella ragazza, molto minorenne, si fosse fatta qualcosa di più grave di una frattura al gomito, il suo tacere avrebbe potuto magari avere conseguenze gravi o anche senza rimedio e... chi ne avrebbe risposto in tal caso?

Non ho mai più portato classi in gita o in qualunque evento che avvenisse fuori dei cancelli della scuola, ho imparato che è una responsabilità enorme e assurda da assumersi quando non hai il pieno controllo.
Ritengo infatti che nessuno dotato di un minimo di criterio possa sensatamente e senza alcun dubbio affermare di avere, da solo, il controllo pieno e quindi assumersi con convinzione la responsabilità delle azioni di un gruppo numeroso (i numeri negli anni sono cambiati, allora il massimo per docente era di 20 ora credo sia 15) di minorenni adolescenti.

Interpretate, scrivete, applicate pure tutte le normative che volete e che esistono ma lo ripeto: in queste condizioni accompagnare gruppi assumendosene la responsabilità è da totali incoscienti.

E non credete che gli adulti siano migliori degli adolescenti. Gli adulti da tempo non hanno più chi gli dice cosa possono e non possono fare o come o quando fare le cose e sono sempre troppi quelli che ci tengono a fare quelli "saputi".
 
Buona parte della "colpa", o pure gran parte, per me risiede nel senso di giustizialismo della popolazione in generale e delle vittime della situazione in particolare.
Bisogna per forza trovare un responsabile, come già ha detto qualcuno non si vuole accettare l'idea che possa non essere così a volte.

E così la presunta parte "lesa" magari va all'ospedale a lamentarsi o addirittura a picchiare i dottori che non sono riusciti a salvare il loro parente a caso e agisce in modo simile anche in contesti diversi.

Prendiamo questo caso nello specifico: per voi i parenti delle persone morte non sono le prime a voler trovare questo "senso di giustizia"? D'altronde saranno loro ad aver iniziato la causa, penso... Ecco, se non ci fosse questa mentalità assolutamente marcia forse a nessuno verrebbero in mente certe cose.
 
No, @alexabis, come ti può confermare il collega penalista, in caso di decesso la denuncia è automatica da parte delle autorità e gli inquirenti sono obbligati per legge (vista la gravità del fatto-reato) a contestare immediatamente ogni addebito ai presunti responsabili, senza alcuna remora o attesa di eventuale querela di parte.
Anzi, nel caso specifico (e ho da qualche parte le lettere, ma credo ci sia stato un articolo sul giornale proprio con questo intervento) i genitori di due allievi deceduti, presenti in aula alla lettura della sentenza, hanno subito dichiarato ai giornalisti la solidarietà nei confontii dei miei amici Istruttori e della Scuola che organizzava il corso, dichiarandosi addirittura stupefatti dell'esito del processo.
Però è vero quello che dici tu in generale, spesso sono addirittura gli eredi, in completa ignoranza (forse inconsapevole) ad adire le Autorità per cercare "giustizia", e sicuramente in nome di un probabile (forse ormai quasi certo) risarcimento in denaro.
Noi Istruttori siamo tutti assicurati contro la RCT; certo, ma la sanzione più "grave", moralmente, è ovviamente la condanna penale, personale e non eliminabile in alcun modo.
Però, per rispondere anche a @Daedin, e specificando che ho una madre che è stata 35 anni professoressa delle medie dal 1970 al 1995 circa, ed ha vissuto in pieno la tragedia p.e. di Don Bertolini (ricordate la valanga di sassi che travolse la comitiva di ragazzi di una parrocchia che andava ai Brentei? parliamo degli anni 80...) e anche un grave incidente di un allievo sulle piste da sci sempre negli anni 80, devo dire che però non si può smettere di accompagnare perchè si ha paura delle responsabilità.
Ognuno giustamente fa le sue scelte, sempre rispettabili, e concordo nel dire che anch'io, nei miei 35 anni e passa di esperienza alpinistica, non ho mai avuto il pieno e totale controllo della situazione (infatti è impossibile), però la spinta e la motivazione che ci porta a prestare servizio per gli altri (e che è sempre la tua che ti porta a continuare ad insegnare...) è sempre forte, aldilà di questi "incidenti di percorso", perchè fondamentalmente sono un positivo, fiducioso nel bicchiere mezzo pieno, consapevole dei rischi ma anche delle enormi soddisfazioni che ritornano quando hai finito ed è andato tutto bene.
E comunque la preparazione, la formazione, l'allenamento e, utlimi ma non ultimi, la testa ed il buon senso devono sempre accompagnarci in ogni passo.
E il buon Dio farà il resto...in un senso o nell'altro.
 
No, @alexabis, come ti può confermare il collega penalista, in caso di decesso la denuncia è automatica da parte delle autorità e gli inquirenti sono obbligati per legge (vista la gravità del fatto-reato)

In che senso?

Quando il mio anziano padre è morto di ictus all'ospedale, credo non ci sia stata nessuna denuncia è automatica nei confronti dei medici...
 
Beh, perchè nel tuo caso non vi è stato un fatto-evento esterno, ma una morte per cause "naturali", e non vi è stata la presenza di più soggetti, possibili concause o attori.
Ovviamente non mi sono spiegato nel dettaglio perchè 1) non voglio fare lezioni di diritto a nessuno, 2) stiamo parlando di un fatto accaduto in montagna con più soggetti, e quindi l'argomento è questo.
Invece, nel tuo caso, che è molto diverso, se tu hai il sospetto che qualcosa non sia andato bene, sei tu come erede che devi dare inizio alla procedura di indagine, tramite apposita azione legale. E comunque anche per chi muore in un letto d'ospedale, Ti informo che la cartella viene trasmessa all'Ufficio di Polizia che è presente all'interno, e vi sono Agenti specializzati che leggono tutto e valutano immediatamente se vi sono elementi poco chiari, tali da far trasmettere la cartella in Procura, dove l'indagine viene aperta.
 
No no @wildwildcat, mi dispiace ma hai molta confusione, e non sei padrone della materia, vedo.
assolutamente vero ... non ho mai pensato minimamente di fare l'accompagnatore di qualcuno ... tuttalpiù di mia moglie ...

Però se è vero che in un gruppo quello ritenuto più esperto possa essere ritenuto responsabile ...allora ...

In ogni caso ciò che dici è sicuramente vero... ma se ti ci devi ritrovare davanti ad un giudice
non puoi mai essere certo di come sarà interpretata la vicenda.

Sembra che nel nostro paese invece di responsabilizzare l'individuo verso se stesso
si cerchi sempre un capro espiatorio da incolpare.
 
Alto Basso